Alla vigilia del verdetto sui conti pubblici il ministro Giorgetti (in foto) è tornato a difendere la linea della prudenza seguita dal governo. Oggi l’Istat aggiornerà i dati sull’indebitamento delle amministrazioni pubbliche del 2025 e la revisione del deficit, oggi al 3,07% del Pil, potrebbe essere decisiva per riportare l’Italia sotto la soglia del 3% e aprire la strada all’uscita anticipata dalla procedura per disavanzo eccessivo. Per la chiusura formale servirà poi la conferma europea con la notifica Eurostat di ottobre, ma un dato rivisto al ribasso rappresenterebbe già un passaggio importante in vista della prossima manovra.
Giorgetti si è detto «speranzoso» e proprio alla vigilia dell’appuntamento con l’Istat ha ribadito la ragione della sua linea sui conti pubblici. «Quando un Paese perde il controllo del debito non sceglie più, subisce», ha spiegato intervenendo a Varese alla presentazione del Rapporto «Sussidiarietà e salute 2026». Per il ministro, dunque, «un bilancio in ordine è una scelta redistributiva prima che contabile». Il punto di partenza è il peso del debito. L’Italia supera quota 3mila miliardi, pari al 137% del Pil, e nel 2025 ha pagato quasi 90 miliardi di interessi, il 3,9% del prodotto. «Si pagano per primi, non si votano, non si rinviano», osserva Giorgetti. E il conto ricade sulle altre voci. «La spesa per gli interessi non cura nessuno e ogni euro in più di interessi è un euro in meno di spesa utile», ha rimarcato osservando che «un bilancio schiacciato dagli interessi taglia in modo lineare e solo un bilancio in ordine può permettersi di sostenere ciò che funziona».
Il ministro rivendica anche il miglioramento del rapporto con gli investitori. «Oggi la fiducia c’è. Lo spread è rimasto stabile, il rating è migliorato, gli interessi risparmiati sono il fieno in cascina con cui abbiamo aumentato i fondi sanitari», ha sottolineato. È proprio la sanità il terreno sul quale Giorgetti chiede di trasformare la disciplina finanziaria in servizi. Il finanziamento del Ssn è stato portato nel 2026 a 142,9 miliardi, oltre sei miliardi in più rispetto al 2025. Ma «i cittadini non misurano la sanità in miliardi»: la prova delle risorse «è quando e come diventano cura».
La responsabilità, sottolinea il ministro, riguarda chi organizza i servizi e chi governa i territori. «Chi chiede la libertà di decidere accetta di rispondere delle proprie decisioni, anche sul piano finanziario: più autonomia e più responsabilità, non l’una senza l’altra». E c’è anche una responsabilità delle famiglie, visto che gli italiani spendono di tasca propria 41 miliardi l’anno per la salute e per l’8,6% delle famiglie questa spesa è insostenibile. Per questo Giorgetti invita a «rafforzare e organizzare meglio il ruolo dei fondi sanitari e dei fondi pensione».
