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Politica economica

Ilva, Meloni: “Serve mantenere la produzione”

Anche il presidente Mattarella risponde a imprese e associazioni: “Ora un impegno nazionale”

Ex Ilva allo Stato paradosso italiano

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, scendono in campo per l’ex Ilva. La presidente Meloni ha risposto ieri alle associazioni che chiedevano un incontro con lei specificando che «il mantenimento di un’importante capacità produttiva di acciaio è un obiettivo di rilievo nazionale». Mentre Mattarella ha richiamato verso un «impegno nazionale» per Taranto e per tutti i suoi abitanti.

Le parole della premier e del capo dello Stato arrivano alla vigilia della cerimonia di apertura dei Giochi del Mediterraneo, che si terrà oggi, dove le organizzazioni territoriali avrebbero voluto incontrare entrambi. Un incontro sollecitato anche dalle associazioni dell’indotto e richiesto attraverso una lettera che si appellava a «soluzioni straordinarie per una situazione straordinaria». Per il presidente della Repubblica «la scelta di Taranto come sede di un evento come quello dei Giochi manifesta il ruolo che la città riveste nella Repubblica», augurandosi che possa tornare presto ad «abbracciare il futuro». L’Ilva e Taranto sono quindi «un impegno nazionale» per il quale le istituzioni devono muoversi insieme e in fretta.

L’avvenire dell’acciaieria più famosa d’Italia si deciderà a settembre, dopo che nei giorni scorsi Federacciai - insieme a 14 imprese associate - hanno inviato la propria manifestazione d’interesse per gli stabilimenti dell’ex Ilva, esclusa però l’area a caldo (vale a dire quella degli altoforni, che una sentenza dei giudici Milano ha imposto di chiudere nel giro di 90 giorni). Per questo Meloni ha preannunciato un tavolo, che sarà convocato a settembre e punta a esaminare in primis la strada indicata dalla cordata degli acciaieri italiani. Federacciai prospetta la realizzazione di una newco e potrebbe precedere a un’offerta, che però resta ancorata alla verifica della sussistenza di specifiche «condizioni indispensabili». Elementi che, ora, spetta al governo valutare. Sull’intero perimetro dello stabilimento di Taranto, quindi anche sull’area a caldo, resta invece puntato l’occhio di Jindal, che ha recentemente aggiornato la sua proposta.

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