Paracadute del Governo su Taranto. Oggi, dopo un confronto con i sindacati a Palazzo Chigi, l’esecutivo partorirà un decreto per tutelare i lavoratori dell’ex Ilva, compresa una parte significativa dell’indotto che, non avendo accesso alla cassa integrazione, avrà a disposizione uno strumento straordinario. A seguito della decisione sullo spegnimento degli altiforni le aziende dell’indotto hanno avviato le procedure di licenziamento: 2.500 le lettere inviate dalle aziende aderenti ad Aigi, a cui si potrebbero aggiungere presto lavoratori di altre società che ruotano attorno al stabilimento di Taranto.
Quanto ai 5.000 lavoratori diretti interessati dalla chiusura dell’area a caldo disposta dalla Corte d’Appello di Milano, avranno una garanzia ponte (con gli ammortizzatori straordinari) almeno fino alla vendita che dovrebbe realizzarsi dopo l’accoglimento delle offerte che avverrà entro il 15 ottobre (anche se nell’aria c’ una richiesta di proroga da parte degli acciaieri). Al momento, ci sono già 4.500 persone in cassa integrazione nel sito siderurgico di Taranto, si tratta di ore autorizzate fino a fine febbraio. Ma a questi, da oggi, si aggiungerà un’altra nutrita platea di dipendenti che potrebbe sfiorare quota 8-10mila, a seconda di quanti saranno anche gli incentivi all’esodo.
A tramontare definitivamente è invece una ipotesi che, nelle ultime ore, ha tenuto banco a Roma e che ruotava intorno al salvataggio, in extremis, di parte dell’area a caldo grazie a una sospensiva ad hoc sulla decisione del tribunale di chiudere gli altoforni. Un’idea - avvallata anche da parte di alcuni sindacati e rafforzata dal fatto che a Taranto sono state rinviate a domani le manovre di spegnimento degli altiforni - e che ben si sposava con la possibilità di mantenere in vita un solo altoforno per traghettare il siderurgico verso i forni elettrici, chiunque fosse il privato in campo per rilevarla. L’ipotesi avrebbe fatto gioco alle due proposte in campo, ma sarebbe stato necessario soddisfare contemporaneamente le due prescrizioni previste dal tribunale su amianto e polveri sottili. «Un passaggio tecnicamente impossibile entro il 26 ottobre, deadline prevista dal tribunale per la chiusura dell’area a caldo», spiega una fonte.
A questo punto il futuro occupazionale è per ora tutto nelle pagine del decreto che arriverà oggi pomeriggio alle 16.30 in consiglio dei ministri.
Le richieste dei sindacati non sono poche. In particolare, le proposte dei metalmeccanici sono indicate nel piano presentato unitariamente a Palazzo Chigi da Fim, Fiom e Uilm: «Misure straordinarie per gestire la transizione», «un ammortizzatore ad hoc» per i lavoratori diretti ed indotto, affinché sia garantito mensilmente un trattamento economico effettivo di almeno l’80% della retribuzione. Poi, percorsi per l’avvicinamento al diritto alla pensione e il riconoscimento delle inidoneità.
