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Industria dei pannelli: la Ue cambi rotta per tutelare la filiera del legno-arredo

Nell'ambito dell’assemblea generale di EPF, FederlegnoArredo e Assopannelli hanno riunito a Milano istituzioni e imprese per affrontare le sfide della competitività. L’intervento del ministro Giorgetti

Industria dei pannelli: la Ue cambi rotta per tutelare la filiera del legno-arredo

Istituzioni e imprese insieme per affrontare la sfida della competitività e chiedere all’Europa un cambio di passo al centro del convegno “L’industria del pannello, tra competitività industriale e quadro normativo europeo" organizzato da FederlegnoArredo e Assopannelli nell'ambito dell’assemblea generale di EPF - European Panel Federation. Evento patrocinato da Regione Lombardia,che ha riunito rappresentanti delle istituzioni europee e nazionali, del mondo associativo e della filiera per affrontare la sfida che va dalla transizione energetica al Carbon Border Adjustment Mechanism, alle prospettive di mercato.

Sfida che ha l’Italia come protagonista perché i pannelli, realizzati in larga misura a partire da legno riciclato, sono una componente strategica della filiera legno-arredo e dell’economia circolare del nostro Paese. Nel 2025 il comparto vale oltre 2,3 miliardi di euro, in crescita del 2% rispetto all’anno precedente. La produzione destinata al mercato italiano, che rappresenta il 58% del totale, registra un incremento del 3%, superando 1,3 miliardi di euro. Le esportazioni, 979 milioni di euro, crescono dell’1,1%, con andamenti differenziati tra i comparti: compensati e pannelli vari in calo, mentre truciolari, tranciati e Mdf sono positivi. Crescono a doppia cifra le importazioni (+14%), che nel 2025 raggiungono 1,4 miliardi di euro e superano il valore della produzione destinata al mercato italiano.

“Questa è l'occasione per parlare con una voce sola alle istituzioni europee. Il messaggio che portiamo a Bruxelles è chiaro: la competitività è il fattore decisivo per tutelare la nostra attività futura - ha detto Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli di FederlegnoArredo -. Il settore fronteggia una persistente stagnazione dei consumi, una redditività ridotta, costi energetici elevati e una concorrenza crescente, con la Cina che si afferma sempre più come competitor diretto e indiretto. Dobbiamo invertire questa rotta. Chiediamo all'Europa politiche coerenti per rafforzare la base industriale del continente e valorizzare gli investimenti delle imprese”.

“In questa direzione vanno anche le nostre richieste su strumenti specifici come il Cbam, una normativa che si traduce in un aumento dei costi per i nostri prodotti, in un contesto geopolitico già complesso - ha aggiunto Fantoni -. Chiediamo con forza che nei negoziati di questi mesi ne vengano mitigati gli effetti e che sia confermata la clausola di esclusione proposta dalla Commissione europea”.

Messaggio accolto dal ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, intervenuto in video: “Siete al centro di alcune delle trasformazioni più importanti: la transizione verde, la resilienza delle catene di approvvigionamento e la competitività industriale in un contesto globale sempre più complesso. L’industria europea si trova ad affrontare sfide chiare e crescenti, la nostra risposta deve essere altrettanto chiara: dobbiamo sostenere le nostre imprese con politiche pragmatiche e realistiche, consapevoli che quando la domanda globale si indebolisce, il mercato unico può e deve essere parte della risposta”.

"Il legno-arredo è una delle filiere più rappresentative del Made in Italy, con oltre 50 miliardi di euro di fatturato e una forte vocazione all’export. È un settore che dimostra come qualità, design e sostenibilità possano essere fattori di successo sui mercati internazionali. Per preservare questa competitività, serve un cambio di passo in Europa - ha sottolineato Antonio Gozzi, presidente Federacciai -. La priorità deve essere quella di riportare la competitività industriale al centro delle politiche europee, semplificando le norme e accompagnando gli investimenti. La transizione ecologica resta un obiettivo fondamentale, ma deve essere sostenibile anche dal punto di vista economico e produttivo. Senza un’industria forte e competitiva, l’Europa rischia di indebolire la propria base manifatturiera e la propria autonomia strategica”.

Sul ruolo della normativa Ue è intervenuto anche l'europarlamentare Massimiliano Salini, membro della Commissione Ambiente, Clima e Sicurezza Alimentare: “La dipendenza dell'Unione europea da determinate materie prime ha un impatto diretto sul mercato. In un contesto geopolitico estremamente instabile, caratterizzato da prezzi energetici e sicurezza degli approvvigionamenti incerti, è necessario che l'Ue trovi un equilibrio tra la sostenibilità ambientale e uno slancio economico adeguato alle nostre industrie”.

“Dalla pioppicoltura all'industria della trasformazione abbiamo costruito negli anni un modello virtuoso che genera occupazione, valore economico e benefici ambientali, contribuendo al presidio del territorio e alla gestione sostenibile delle risorse naturali - ha rimarcato Alessandro Beduschi, assessore all’Agricoltura di Regione Lombardia -. È un patrimonio che va difeso e valorizzato, per questo è fondamentale che le politiche europee perseguano gli obiettivi ambientali con pragmatismo, evitando eccessi burocratici che rischiano di penalizzare proprio quei settori che stanno già dimostrando, con i fatti, come economia ed ecologia possano rafforzarsi reciprocamente.

Al termine della sessione tecnica che ha approfondito i progetti di sostenibilità di FederlegnoArredo, è intervenuto il presidente di Epb Pablo Figueroa López che ha sottolineato: “Progetti come EcoReFibre dimostrano che il futuro della nostra industria è circolare per definizione: trasformare le fibre di legno recuperate in nuovi pannelli di alta qualità. È esattamente qui che competitività europea e obiettivi climatici dell'Unione si incontrano.

Ciò che chiediamo ai decisori politici è un quadro normativo che premi questi investimenti anziché penalizzarli, affinché la sostenibilità diventi un vantaggio competitivo per i produttori europei e non un costo scaricato sugli importatori”.

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