Giunto ormai al suo settimo mese, il conflitto tra Stati Uniti e Iran - quello che secondo Donald Trump sarebbe dovuto durare solo per poche settimane - continua a proiettare un’ombra pesante sui mercati finanziari globali. Basti pensare che sia le principali Borse europee che quelle asiatiche ieri hanno chiuso deboli: a Milano il Ftse Mib ha perso lo 0,1%, il Nikkei a Tokyo ha perso l’1,7%. Frenano i listini anche in America con il Nasdaq che ha aperto perdendo lo 0,47 percento.
A guidare la fase di nervosismo è il greggio: i futures sul Brent ha sfiorato la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, toccando i massimi dalla fine di luglio, spinti da un aumento del 60% su base annua. A surriscaldare le quotazioni sono stati gli ultimi attacchi degli Houthi contro gli impianti strategici di raffinazione in Arabia Saudita. Il quadro dell’offerta si è ulteriormente aggravato con lo stop forzato di diversi siti di estrazione sauditi e i raid iraniani sulla raffineria di Jazan, un hub da 400 mila barili al giorno. Parallelamente, le minacce di Teheran e i rallentamenti nel traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz stanno spingendo al rialzo anche il gas, che ieri ha superato i 77 euro al megawattora (+4%), sui massimi da gennaio 2023.
L’effetto domino sull’economia reale e sui mercati è immediato. Sui listini azionari si assiste a una netta rotazione settoriale: mentre i comparti più esposti soffrono l’aumento dei costi dei fattori produttivi, l’energia si conferma come l’unico porto sicuro, accanto all’intelligenza artificiale che continua la sua corsa. A Wall Street, il settore energetico dell’S&P 500 corre spinto dai rialzi di colossi come Occidental Petroleum e Marathon Petroleum, in Italia Eni ieri ha guadagnato l’1,2% e Avio circa l’1 percento.
Tuttavia, il rovescio della medaglia è il costo del debito. Il rally delle materie prime sta rendendo le prospettive sull’inflazione decisamente più confuse, alimentando le vendite sui titoli di Stato globali. Emblematico il caso della Gran Bretagna, che ha collocato 4,25 miliardi di sterline in Gilt a 30 anni ai rendimenti più alti dal 1998, complicando le manovre di finanza pubblica del ministro John Healey.
La guerra però non ha solo un impatto sulla finanza, ma da lì al distributore sotto casa il passo è breve. In Italia, la benzina e il gasolio in modalità self-service hanno superato la soglia dei 2 euro al litro (per essere precisi ieri la benzina era a 2,05 euro e il diesel a 2,16 euro), registrando un rincaro di oltre 14 euro a pieno da inizio luglio. Avvicinandoci all’inverno, la crisi energetica minaccia di trasferirsi rapidamente ai costi delle bollette, ai prodotti alimentari e ai fertilizzanti, trasformando uno shock geopolitico in una prolungata frenata della crescita economica.
