“Maggio ‘68”. È questo il tema che riecheggia con maggiore frequenza in queste settimane in Francia davanti alle violente proteste dei collettivi studenteschi, che si sono ampliate alle università e che rischiano di piegare l’ordine costituito. La violenza ha preso il sopravvento in gran parte delle città, soprattutto nelle periferie. Apparentemente, la protesta nasce da rivendicazioni sul sistema scolastico e sui tagli alla spesa pubblica promossi dal governo di Sébastien Lecornu per riportare in sicurezza i bilanci dello Stato.
Ma dietro c’è molto altro e secondo i rapporti più recenti diffusi dai servizi ci sarebbe la regia ideologica della sinistra radicale. Per la maggioranza moderata e le forze di centrodestra non vi sono dubbi: la manovra porta la firma indiscutibile di La France Insoumise e del suo leader Jean-Luc Mélenchon. La presenza costante di parlamentari ed esponenti del partito ai picchetti, unita a prese di posizione ambigue come quelle del sindaco di Saint-Denis secondo il quale la “legittimità della violenza”, non è una semplice manifestazione di solidarietà sociale. È una precisa tattica di mobilitazione. Il rapporto della Prefettura di Parigi trapelato alla stampa sostiene che ci sia un’agitazione alimentata da elementi dell’estrema sinistra e dai sindacati studenteschi legati a LFI, con la precisa strategia di imporre i propri temi nell’agenda politica in vista delle prossime elezioni. Il documento cita proprio la presenza nei cortei di agitatori esterni, l’esibizione di bandiere palestinesi ed algerine e l’adozione di tattiche aggressive come i presidi davanti alle stazioni di polizia.
Mélenchon respinge le accuse parlando di un naturale sostegno a un movimento sociale legittimo e invita i ragazzi a evitare provocazioni, i suoi avversari sono convinti che il veterano della politica stia misurando tutti i rischi già calcolati. I sondaggi gli attribuiscono un consenso vicino al 40% tra i giovani dai 18 ai 24 anni, specialmente nelle banlieue ad alta concentrazione migratoria, fomentate dalle sue idee sulla “creolizzazione” culturale della Francia. Ma poiché i giovani sono anche la fascia sociale che tende ad astenersi di più, la presenza costante di LFI al loro fianco serve a mobilitare le urne in vista delle presidenziali, dove Mélenchon spera di conquistare il ballottaggio, probabilmente contro Marine Le Pen.
Nel frattempo, solo nelle ultime ore, a Nantes l’atrio di un istituto è stato dato alle fiamme e i danni materiali ammontano già a milioni di euro mentre a Belfort, nei pressi del liceo Gustave-Courbet, un agente di polizia in borghese è stato accerchiato da un branco di manifestanti, gettato a terra e malmenato con calci e pugni alla testa fino a perdere i sensi. Un atto di tale ferocia da spingere la Procura ad aprire un’inchiesta per tentato omicidio volontario. Di fronte alle sequenze diffuse dai sindacati di polizia, il Ministro dell’Interno, Laurent Nuñez, ha espresso il proprio sostegno alle forze dell’ordine denunciando un’escalation inaccettabile perché “Queste immagini di rara violenza sono insopportabili. Sarà fatto tutto il possibile per identificare gli autori di questo atto ignobile”. Nuñez ha poi tracciato una linea di demarcazione netta sulla natura dei disordini, precisando che quando poliziotti e gendarmi “fanno ricorso alla forza, in conformità con le mie direttive, non si trovano di fronte a manifestanti, bensì a rivoltosi”.
