Francia nel caos: si sta registrando una forte e diffusa ondata di proteste e mobilitazioni studentesche, partite inizialmente dagli istituti superiori e poi estesi progressivamente anche alle università. Il pretesto di queste rivendicazioni, che sono sfociate in violenza senza quartiere, si basano sulla mancanza di risorse e di personale nell’istruzione, sulla disparità tra le scuole delle banlieue e quelle dei centri urbani, oltre che dal malcontento legato alle politiche sociali e alle misure di bilancio del governo. Ma la verità è che dietro queste proteste ci sono soggetti politici ben definiti riconducibili alla sinistra estrema francese e ai gruppi legati ai movimenti islamici. Le rivolte si stanno svolgendo nelle principali città del Paese, tra cui Parigi, Marsiglia, Lione e Nantes: sono centinaia gli istituti interessati da blocchi e violenze, come incendi e scontri, in un clima di crescente tensione.

Tanti gli episodi gravissimi che sono stati registrati in questi giorni di manifestazione, come quello al liceo Victor-Hugo, situato nel terzo arrondissement di Marsiglia. Durante i blocchi e i disordini organizzati all’esterno dell’istituto, un gruppo di manifestanti ha aggredito il dirigente scolastico insieme al vice preside e ad altri due membri dello staff di direzione. Secondo quanto denunciato dalle autorità locali e regionali, i quattro sono stati accerchiati e cosparsi di benzina e c’è stato anche un tentativo di incendio all’interno della scuola, dove la porta d’ingresso è stata data alle fiamme e danneggiata pesantemente. Fortunatamente il liquido cosparso sul personale non è stato incendiato. Il personale si è rifugiato all’interno dell’edificio per mettersi in sicurezza e sul posto sono intervenuti polizia e vigili del fuoco. Ora i quattro hanno confermato di voler sporgere denuncia mentre la Région ha definito l’accaduto un “superamento di un limite inaccettabile” e ha chiesto l’identificazione immediata degli autori e sanzioni esemplari. Marsiglia è una delle città in cui c’è stata maggiore violenza in questi giorni, come testimonia l’incendio di un mezzo dei vigili del fuoco davanti a un altro liceo.

Ma ci sono anche video che testimoniano il pestaggio di un professore nel nord del Paese, nel Pas-de-Calais un preside è stato colpito all’orecchio da un mortaio pirotecnico. Dall’inizio delle proteste il ministero ha contato 119 feriti tra studenti e personale scolastico, di cui almeno 34 membri del personale (insegnanti, dirigenti e collaboratori). Il ministro ha definito questi attacchi “senza precedenti” e “totalmente inaccettabili”. Tra i maggiori fomentatori nelle banlieue di Parigi c’è Bally Bagayoko, sindaco di Saint-Denis segnalato dal prefetto di polizia Patrice Faure per “presunti fatti di provocazione a commettere un reato”: il sindaco espressione di Lfi si mostra spesso davanti alle scuole della sua città e partecipa alle proteste degli studenti in maniera attiva, forse troppo secondo Faure, il quale rimprovera in particolare al sindaco di Saint-Denis le parole che presentano “la reazione violenta come una risposta comprensibile o legittima all’azione delle forze dell’ordine”. D’altronde. Bagayoko ha dichiarato che “la violenza può essere legittima”.

Bfmtv ha reso pubblica una nota dei servizi francesi secondo la quale le origini delle proteste derivano dalla strumentalizzazione da parte di strutture sindacali studentesche e movimenti politici vicini all’estrema sinistra, tra cui le Jeunesses Communistes Révolutionnaires (JCR), Révolution permanente e ambienti legati a La France Insoumise (LFI). I servizi hanno sottolineato che i liceali stanno usando modalità tipiche delle violenze urbane e delle guerriglie che spesso connotano le proteste distruttive. Il quotidiano Le Point sostiene che dietro i movimenti si agitino anche collettivi che hanno legami con i Fratelli Musulmani, anche perché tra le richieste vere (non quelle di facciata) c’è anche il ritorno all’uso dell’abaya e del velo integrale per le studentesse.
