Le parole più pericolose per Zelensky nonarrivanodaMosca, ma da Kiev. Esoprattutto non arrivano dall’opposizione tradizionale, ormai marginalizzata da oltre quattro anni di guerra, bensì da uno degli uomini che fino a poche settimane fa sedevano ai vertici dello Stato ucraino. Mykhailo Fedorov, ex ministro della Difesa, silurato il mese scorso dopo un duro scontro con i vertici militari, ha scelto la Bbc per lanciare un attacco politico di rara durezza nei confronti del presidente. Un attacco che, pur evitando accuse dirette, mette in discussione il cuore della narrazione costruita da Zelensky dall’inizio dell’invasione russa: quella di una leadership compatta, moralmente integra e capace di guidare il Paese in una guerra esistenziale.
«Zelensky ha delle domande a cui rispondere», ha dichiarato Fedorov, riferendosi all’ultima inchiesta dell’ufficio anti-corruzione che ha portato alla scoperta di uno schema di riciclaggio e appropriazione di fondi pubblici. Un caso che ha coinvolto figure vicine all’amministrazione e che ha già provocato il licenziamento di alti funzionari dello Stato. Fedorov ha precisato di non sentire Zelensky da tempo, di non avere prove che sia coinvolto in attività illecite e ha riconosciuto di nonaver mai ricevuto ordini contrari alla legge. Ma il messaggio politico èarrivato con forza. «È sua responsabilità dirci se ne fosse a conoscenza omeno ». Una frase che pone il presidente di fronte a unbivio: se era informato deve spiegare perché non è intervenuto; se non lo era, deve chiarire come sia stato possibile che episodi così gravi si verificassero senza che la presidenza ne fosse a conoscenza.
Fedorov ha rilanciato un altro tema destinato a pesare sul futuro politico dell’Ucraina: le elezioni. Ha parlato di «corruzione diffusa » all’interno del ministero della Difesa edi «gruppi di interesse che rallentano decisioni strategiche». Ha sostenuto di aver osservato tali meccanismi durante il suo incarico e ha invitato il Paese aprepararsi alla ripresa della competizione democratica. Si tratta della prima vera manifestazione pubblica di una frattura all’interno dell’élite che ha governato il Paese durante la guerra. Una frattura resa ancora più significativa dal peso politico di Fedorov, figura popolare in patria e sempre più apprezzata in ambienti occidentali (soprattutto Usa), dove è visto come il volto di una nuova generazione politica proiettata oltre l’emergenza della guerra.
Zelensky ha respinto con fermezza l’ipotesi di elezioni in tempo di guerra: «Sarebbero uno tsunami per il Paese che dividerebbe l’Ucraina », sostenendo che una competizione politica aperta durante il conflitto finirebbe per indebolire il fronte interno e favorire la Russia. Nel giro di poche ore dalla diffusione delle dichiarazioni di Fedorov, la presidenza ha dato vita auna vera epropria offensiva comunicativa. Una sequenza serrata di annunci destinati a riportare il dibattito pubblico sui successi militari ediplomatici del governo. Zelensky, che si è anche smarcato dalla questione Nord Stream, ha annunciato: nuovi sistemi radar dalla Francia, un accordo con la Germania per rafforzare la difesa aerea Patriot, perdite russe superiori a 260mila uomini nel 2026, la riconquista entro fine anno di territori pari a quelli occupati da Mosca nello stesso periodo eunpiano con Stati Uniti ed Europa per la fine del conflitto. In serata ha anche ammesso che servono 20 miliardi di dollari in più entro fine anno per spese militari.
