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Politica estera

Francia, criminali infiltrati tra gli studenti. È caos in strada

Tra i 5mila fermati, l’85% sono minorenni

Proteste studentesche Francia

Se non ci fossero i video registrati dai cellulari durante i disordini, e quelli delle telecamere di sorveglianza nelle città, la protesta che sta mettendo in ginocchio la tenuta sociale della Francia non avrebbe neppure un volto. Lo dicono i procuratori alle prese con le prime inchieste dopo una settimana ad alta tensione nelle principali città dell’Esagono. E i numeri dell’Interno. Alle violenze «studentesche» si sono infatti mescolati criminali comuni, casseur e giovani delle banlieue che la scuola dell’obbligo l’hanno conclusa da tempo. Ma ci sono soprattutto i minorenni, in prima linea: l’85 per cento dei 5mila fermati da lunedì ha meno di 18 anni. Come il ragazzino arrestato a Marsiglia nell’indagine-lampo scattata giovedì: ha aggredito una donna durante le manifestazioni. E il video di lei che si oppone pacificamente al vandalismo in corso, mentre il 15enne vestito di nero con il cappuccio in testa aziona un accendino e uno spray per trasformarlo in un lanciafiamme artigianale, e la centra al viso, ha scosso ancor di più; individuato grazie alle telecamere nelle strade, non aveva precedenti. In Alsazia, un liceale è rimasto invece ferito dopo avere ripreso in mano un ordigno lanciato in un cassonetto per incendiarlo. Fatti e dati che riaprono il tema del controllo dei social, invocato ieri dal sindaco di Salon-de-Provence, costretto a dar conto dell’ennesimo incendio della settimana, stavolta appiccato nel liceo Empéri, ha chiesto al governo il blocco temporaneo delle piattaforme per i minori.

La «cura Macron», affidata per ora al ministro dell’Istruzione Geffray che ha promesso di affrontare i punti critici del sistema scuola dal prossimo anno provando ad accogliere certe recriminazioni provenienti dal comparto educazione, non spegne le ferite di un incessante protesta contro il governo. Pronta a crescere. Dopo dieci e più giorni di mobilitazioni a singhiozzo, e con gli 007 in allarme per il nuovo rendez-vous di martedì prossimo, Mélenchon in persona ha dato appuntamento chiamando pure gli adulti a scendere in strada coi figli. Il suo partito è l’unico in piazza. In uno stato di trance agonistica elettorale, il leader dell’estrema sinistra ieri ha partecipato anche alla parata di Parigi per difendere i diritti Lgbt+, puntando il dito dalla prima fila del corteo contro l’estrema destra «securitaria» e l’atteggiamento «noncurante» del governo. Giovanissimi e docenti si sono scissi dopo il caos delle ultime 72 ore: trecento feriti tra le forze dell’ordine; 170 tra gli studenti; 65 tra il personale docente. Non ci sono prof a tirare lacrimogeni agli agenti o a picchiarli, ma adolescenti come accaduto venerdì a Belfort, dove un poliziotto è stato pestato da tre ragazzini mentre era a terra. Calci e pugni fino a fargli perdere conoscenza, video virale e inchiesta per «tentato omicidio volontario». I docenti attendono risposte. Mélenchon punta sul mantra della convergenza delle lotte. E tra bandiere arcobaleno e collane di fiori ieri ha trovato il tempo per scrivere un post in cui rievoca il Maggio ’68, puntando il dito contro presunti atti di insubordinazione degli agenti, riaprendo l’altro tema: il controllo genitoriale. Per il governo, mamma e papà devono pagare i danni milionari. Per il candidato all’Eliseo, dovrebbero stare con i ragazzi a protestare.