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Politica estera

Attenzione e distrazione le sue armi

L’ipotesi vedrebbe una candidatura formale affidata a fedelissimi, come i suoi familiari, associata alla sua nomina a speaker della Camera, posizione che non richiede un’elezione diretta.

President Donald Trump attends the White House Correspondents' Association Dinner, at the Waldorf Astoria Washington DC, Friday, July 24, 2026, in Washington, with White House press secretary Karoline Leavitt. (AP Photo/Rod Lamkey, Jr.)

L’esternazione di Donald Trump si inserisce in un solco ben collaudato. La sua battuta secondo cui «la seconda volta è sempre meglio e la terza sarà ancora meglio», unita al richiamo a una sua ipotetica «quarta elezione» e alla solita comparsa del merchandising promozionale, rappresenta un meccanismo comunicativo preciso e pianificato. Il primo pilastro di questo approccio si fonda sul principio dell’attenzione a ogni costo, elevato da Trump a regola d’oro del proprio brand politico. Nella sua visione, sia il plauso sia la critica servono allo scopo: mantenere la propria figura al centro del dibattito, monopolizzando l’agenda mediatica. Il secondo pilastro risponde alla dinamica della distrazione strategica. Si tratta di una tecnica in cui un’affermazione provocatoria è usata per spostare l’attenzione da temi politicamente scomodi, creando un caso su cui far convergere l’opinione pubblica. Affinché una simile ipotesi possa tradursi in un’ambizione operativa dovrebbero allinearsi tre fattori. In primo luogo, la tenuta fisica a fronte dell’invecchiamento. In secondo luogo, il costante riscontro di sondaggi favorevoli. Infine, la determinazione a forzare i pesi interni ai Repubblicani, persino a costo di spaccarlo, pur di blindare il predominio del movimento Maga. Ipotizzando una candidatura, la strada più plausibile fa perno sulla legge di successione. L’ipotesi vedrebbe una candidatura formale affidata a fedelissimi, come i suoi familiari, associata alla sua nomina a speaker della Camera, posizione che non richiede un’elezione diretta. I candidati vincenti rassegnerebbero le dimissioni subito dopo il giuramento, lasciando che la linea di successione riporti la presidenza nelle sue mani.La risonanza dell’episodio dimostra soprattutto quanto sia diffusa la speranza che Trump sia soltanto una parentesi inevitabilmente destinata a chiudersi, anziché l’espressione di una corrente politica radicata nella storia e nella società americana.

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