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Politica estera

Il piano di Putin anti-Nato (e quel sondaggio di Donald)

Vertice con gli 007, tra guerra ibrida e possibili attacchi ai Paesi Ue. Gli Usa verso il disimpegno in Europa con le domande-ricatto

epa13169537 Russian President Vladimir Putin (L) attends a meeting with members of the Security Council at the Kremlin in Moscow, Russia, 14 August 2026. EPA/ALEXANDER KAZAKOV/SPUTNIK/KREMLIN POOL MANDATORY CREDIT

Quanto filtra dai servizi segreti, solitamente presenta un quadro credibile di quanto potrebbe accadere. E se quelli occidentali hanno da tempo lanciato l’allarme su un possibile attacco-provocazione della Russia contro un Paese della Nato, settimana dopo settimana continuano ad arrivare conferme. Il New York Times alza ulteriormente la soglia dell’allarme e racconta come in un vertice tra Vladimir Putin in persona e lo stato maggiore dei suoi 007, è stato fissato come obiettivo militare di Mosca per quest’anno il collasso di Ue e Nato dall’interno, proprio grazie ad operazioni, ibride e non solo. Un pericolo ancor più concreto perché gli Stati Uniti stanno decidendo come, quando e dove ridurre il proprio spiegamento di forze, anche grazie a un buffo sondaggio presso gli alleati a cui si chiede di fatto quanto si è allineati alle politiche di Donald Trump. Una sorta di potenziale ricatto indotto.

D’altra parte nel dicembre 2025, Putin ha definito l’ipotesi di una minaccia russa ai Paesi europei «bugie, assurdità e isteria». E si sa, fidarsi di chi aveva definito pressoché allo stesso modo le voci di un’invasione dell’Ucraina pochi giorni prima che diventasse realtà, è chiaramente impossibile. Ma non ci sono solo le parole. Grazie a informazioni di intelligence europee e americane, emerge che la conquista dell’Ucraina resta prioritaria per Mosca, così come quella della Moldova che, anche se non fa parte dell’Ue e della Nato, è strategicamente collocata proprio a cavallo tra Oriente e Occidente. Proprio la Moldavia sarebbe l’ideale corridoio per affacciarsi in Europa. Ovviamente non in maniera amichevole. Motivo per cui la Nato sta potenziando le sue difese, specie sul fronte Est dell’Alleanza e spiega di essere pronta a respingere ogni «potenziale minaccia 24 ore su 24, sette giorni su sette».

Ma per farlo potrebbe fare a meno di importanti risorse americane, stante la promessa del Pentagono di ridurre lo schieramento di uomini e mezzi nel Vecchio Continente. Ma prima di farlo a Washington hanno scelto un metodo bizzarro per capire come muoversi. Una sorta di sondaggio inviato ai Paesi membri, in cui si chiede una sorta di gradimento rispetto alle politiche trumpiane. Tra le domande, se la politica americana è stata pubblicamente sostenuta e quali restrizioni sono state imposte all’utilizzo delle basi militari statunitensi. Ma non solo. Il sondaggio riguarda anche quali e quanti siano gli investimenti sul suolo americano e, infine, quanto si condivide dell’approccio americano. Un’iniziativa che, per usare un eufemismo, non è piaciuta agli alleati che la vedono come un ricatto: allinearsi a Washington in cambio di protezione, in un momento in cui le distanze politiche e ideologiche sembrano sempre più nette. Non esattamente la premessa ideale per costruire solidi rapporti di partnership. E nemmeno il momento migliore per sancire questa frattura, con la minaccia russa che ormai è sempre più evidente.

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