Fatta la legge trovato l’inganno. In questo campo i nostri amici di Berlino si stanno dimostrando più abili di noi italiani. Per oltre un decennio hanno assistito, senza muovere un dito, alle operazioni delle varie Ong finanziate dalle chiese evangeliche impegnate a raccogliere migliaia di disgraziati in fuga dall’Africa e a scaricarli nei nostri porti. Salvo poi approfittare del defunto Trattato di Dublino per rimandarci quei migranti che abbandonavano la Penisola e bucavano le loro frontiere.
Oggi il trattato di Dublino formalmente non esiste più. Grazie all’azione dell’Italia e della Danimarca è stato sostituito dal “Regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazione” varato dall’Unione Europea lo scorso 12 giugno.
Un regolamento che nel campo dei rimpatri consente procedure rapide e senza precedenti. E cancella di fatto la figura del dublinante restituibile al Paese di primo approdo. Ma per Berlino - e soprattutto per un governo del cancelliere Friedrich Merz in drammatica crisi di consensi e con il fiato dell’Afd sul collo - è più conveniente appigliarsi alle regole del passato.
Così mentre l’Italia sostiene che i casi precedenti all’entrata in vigore del nuovo regolamento vadano azzerati la Germania (e con lei la Svizzera) vuole riprendere i trasferimenti. Un giochino facile a cui il nostro governo contrappone un argomento di buon senso. Ovvero azzerare la remissione dei “dublinanti” sbarcati prima del 12 giugno scorso e riprendere conteggi e trasferimenti a partire dall’entrata in vigore del nuovo Regolamento europeo.
Anche perché la nuova procedura dovrebbe prevedere il calcolo degli irregolari sbarcati nei nostri porti dalle navi-Ong con bandiera tedesca. E su questa base considerare la Germania e non l’Italia come paese di primo approdo. Il ragionamento ovviamente non piace a Berlino, ma dal punto di vista delle leggi internazionali non fa una grinza. Anche perché secondo il diritto marittimo la tolda di una nave tedesca è a tutti gli effetti territorio di Berlino. Quindi anche volendo applicare la vecchia regola di Dublino- anziché le più snelle procedure di rimpatrio previste dal nuovo Regolamento - la responsabilità di gestire il migrante sbarcati da navi delle Ong tedesche come “Humanity 1”, “Sea-Watch 5”, “Aurora Sar” o “Nadir” spetterebbe solo alla Germania.
Ma si sa, la questione dei dublinanti difficilmente viene negoziata in base alle regole. Anche perché in questo momento è assolutamente funzionale ad un governo tedesco impegnato a compiacere un’opinione pubblica tedesca che grazie ai «possiamo farcela» di Angela Merkel si ritrova, 11 anni dopo, praticamente invasa. In questo contesto il trasferimento in Italia della 22enne somala Abdirisaq Warsame e di altri due dublinanti, trasformato dalle autorità tedesche in una sorta di irrinunciabile totem, è assolutamente irrilevante. Soprattutto nel contesto di un Paese costretto a far i conti con circa cinquecentomila irregolari. Ma proprio questo affollato contesto impone a Mertz e al suo esecutivo di tener aperta ogni soluzione istituzionale capace di dar in pasto all’opinione pubblica nuove espulsioni o trasferimenti. E su questa linea si inserisce la decisione di prorogare i controlli alle frontiere esterne fino a metà marzo 2027.
Tutte queste questioni verranno probabilmente risolte nel corso di un prossimo bilaterale tra il ministro dell’Interno Piantedosi e il suo omologo tedesco Alexander Dobrindt. Intanto però i primi a cercar di approfittare delle furberie tedesche sono i nostri vicini svizzeri. Dopo quasi quattro anni di blocco Berna ha infatti deciso di riprendere i trasferimenti verso l’Italia. Secondo la portavoce della Segreteria di Stato della migrazione (Sem), Magdalena Baker, i primi voli inizieranno già fine agosto e riguarderanno gli irregolari arrivati in Svizzera dopo il 12 giugno 2026. Seguendo l’esempio tedesco la Sem precisa però che non esiste un accordo in grado di escludere 652 migranti arrivati prima di quella data e già indicati come potenzialmente trasferibili.
