La gauche transalpina e ciò che rimane (non molto) della galassia macronista, sono in affanno. A pochi mesi dalle prossime presidenziali i sondaggi si accavallano senza requie, segnando una linea di tendenza sempre più netta. Ieri l’agenzia Toluna-Harris ha stimato la vittoria certa di Marine Le Pen sia al primo turno, con un solido 35-36%, sia al secondo, quello decisivo. In quel caso Madame sbaraglierebbe non solo il gauchista Jean-Luc Mélenchon (con un sonante 69%) ma anche il moderato Édouard Philippe («soltanto» con il 57%...). Certo, al momento sono proiezioni, ipotesi, algoritmi. Ma chissà cosa succederà nel fatidico 2027? Di certo il 27 settembre il Senato ha confermato i risultati delle elezioni parziali dello scorso marzo e ben 15 senatori eletti nelle file dell’alleanza RN-UDR (il binomio Le Pen- Ciotti) varcheranno le porte del Palais du Luxembourg e formeranno per la prima volta un gruppo parlamentare. Dinnanzi a queste scosse il blocco di potere e le sinistre si rivelano confuse, perdute. Da le scelte più infide. Non potendo eliminare Marine per via giudiziaria, ora si punta sul 31enne Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National e possibile primo ministro. Per l’occasione la macchina del fango è Mediapart, un controverso media vicino alla nebulosa islamo-gauchista. Giusto per gradire, la testata promuove non solo l’estremismo palestinese e la Fratellanza musulmana ma pretende persino la «de-occidentalizzazione» dei musei francesi. Follie.
Ora i «segugi» di Mediapart accusano Bardella d’aver vergato a soli 17 anni «pensieri antisemiti» sui quaderni del liceo sciocchezze a cui il giovane politico ha prontamente risposto per vie legali ricordando quel congresso di Tours del 2011, quando Marine fece piazza pulita degli «impresentabili» e delle loro nostalgie. Papa Jean Marie compreso. Ma i gallico-islamisti preferiscono non sapere.
