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Politica estera

Cambridge, sale in cattedra la docente che insegnava la jihad

Farah Ahmed scriveva: “Studiate ingegneria per fare macchinari per la guerra santa”

Farah Ahmed

Studiare ingegneria «per contribuire allo sviluppo di macchinari per il jihad» e informatica per «produrre armi avanzate» per la guerra santa. È quanto scriveva nel 2002 Farah Ahmed, studiosa musulmana assunta dalla facoltà di Scienze dell’educazione a Cambridge. Firmato con l’attivista di Hezbollah Nazreen Nawaz, il documento è stato pubblicato dallo Spectator ed sta sollevando un nuovo polverone dopo il caso Arday.

Le frasi in questione compaiono in un pamphlet di Hizb ut Tahrir, movimento islamista che punta a un Califfato e che Londra ha messo al bando nel 2024. Il documento delineava un sistema educativo subordinato all’islam: nel programma non avrebbe dovuto trovare spazio nulla che contraddicesse la religione, compreso l’insegnamento «in una luce positiva» della libertà o della democrazia. Filosofia e religioni straniere, capitalismo, comunismo, sociologia e psicologia avrebbero potuto essere studiati soltanto per «confutarne le idee». Poi il passaggio più inquietante: ingegneria e informatica presentate come strumenti per affermare la società islamica sulle altre. Non solo. Ahmed aveva definito l’istruzione occidentale una «minaccia» per i valori musulmani. La studiosa aveva inoltre criticato la rappresentazione di poligamia e matrimoni prima dei 16 anni come pratiche arcaiche e accusava Shakespeare di incoraggiare la disobbedienza ai genitori e le relazioni prematrimoniali. Lo Spectator ha acceso i riflettori anche sull’Islamic Educator Learning Community, progetto diretto da Ahmed e collegato a Cambridge. I materiali definiscono Hamas una «scusa» utilizzata da Israele per attaccare Gaza, etichettano «prigionieri di guerra» gli ostaggi civili rapiti il 7 ottobre e mostrano una mappa senza lo Stato ebraico.

Per Tommy Robinson, fondatore della English Defence League, è solo la punta dell’iceberg: «Se una persona simile è riuscita a mettere i suoi sporchi piedi jihadisti sotto il tavolo di Cambridge, quante altre potrebbero essercene? Le nostre istituzioni educative devono essere ripulite. I rivoluzionari di sinistra e gli islamisti non educano, indottrinano. Cacciateli». Nel 2010 Ahmed affermò di non essere più coinvolta in Hizb ut-Tahrir e di non condividerne «tutte» le posizioni. Nessuna risposta, invece, sulle tesi del pamphlet, ripubblicato nel 2017 senza il suo coinvolgimento. Resta una domanda: prima di affidarle la formazione dei futuri insegnanti, qualcuno ha letto ciò che Ahmed aveva scritto?

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