La Casa Bianca è pronta ad allentare le restrizioni sull’uso del gasolio agricolo e ha chiesto al segretario al Tesoro Scott Bessent quali potrebbero essere le mosse per calmierare la corsa al rialzo. Ma per Donald Trump, scatenato in questa fase di campagna elettorale per in voto di midterm, non ha dubbi: «Il caro-benzina non è dovuto allo Stretto di Hormuz ma alla questione delle raffinerie: quelle russe vengono fatte saltare in aria dall’Ucraina, mentre le nostre vengono chiuse negli Stati blu democratici». Una notizia, quella delle «colpe» di Kiev nell’impennata dei prezzi, smentita dagli analisti che incolpano proprio la crisi di Hormuz, ma secondo molti puntando il dito contro l’Ucraina, Trump cerca di distogliere l’attenzione dalla guerra in Iran che una larga fetta di americani fatica digerire.
È proprio il conflitto in Medioriente oltre al carovita, il tema su cui i dem si stanno giocando la battaglia elettorale. I sondaggi sono dalla loro parte, così come la storia visto che per tradizione il partito del presidente in carica perde alle midterm. A penalizzare i conservatori potrebbe essere proprio lo stesso Trump, il cui tasso di popolarità è in forte calo, ma anche l’opposto: molti sostenitori del tycoon sono pronti a disertare i seggi data l’assenza del nome del leader sulla scheda elettorale.
Anche questo è uno dei motivi per cui il presidente nelle ultime settimane ha abbandonato ogni freno inibitore, tra insulti, volgarità e provocazioni assortite. Trump ha evocato anche il rischio brogli elettorali, prendendo spunto dalle elezioni in Brasile, dove «125 milioni di persone hanno votato e il risultato è arrivato poco dopo la chiusura dei seggi» mentre, a suo dire, il sistema americano è corrotto. Per invertire la tendenza il tycoon è impegnato in un tour di 32 stati.
