Pedro Sánchez non lo ascolta perché in vacanza? E allora il presidente di Ceuta chiede udienza alle alte corti e alla magistratura. È drammatica la situazione nell’exclave nordafricana, con l’emergenza umanitaria che si somma a violenze, tentati stupri, proliferarsi di malattie e possibili infiltrazioni terroristiche. Per questa ragione Juan Jesús Vivas, ha dichiarato che, se la situazione nella città autonoma non dovesse migliorare, ricorrerà ad altri mezzi, tra cui i tribunali o le Cortes Generales (Parlamento spagnolo), entro trenta giorni.«Si tratta semplicemente di comunicare ai più alti livelli dello Stato la situazione a Ceuta - ha spiegato amareggiato ai media - Ma, naturalmente, con assoluto rispetto per l’indipendenza della Magistratura intendo comunicare la situazione, semplicemente perché ne siano a conoscenza, al Presidente della Corte Suprema, se è disposta a incontrarmi, e al Presidente della Corte Costituzionale, se è disposto a incontrarmi. Semplicemente per dire, ascoltate, Ceuta è in pericolo», mentre Sánchez ancora pochi giorni fa, dal suo buen ritiro isolano, raccontava di una situazione sotto controllo. E ha continuato a nascondere la realtà dei fatti. Tra gli organi a cui potrebbe appellarsi ci sono il Parlamento spagnolo, la magistratura, i governi regionali, la Federazione dei Comuni e delle Province, le organizzazioni imprenditoriali e i sindacati. E attacca: «Il governo ha i mezzi e la capacità di ripristinare la normalità entro trenta giorni. Alla luce di queste prove, i cittadini si chiedono perché non vengano intraprese azioni più decisive». Ma non è tutto, perché ci sono da registrare una serie di iniziative da parte di associazioni e privati cittadini, stufi di attendere i provvedimenti del governo. Si tratta di volontari che a pochi metri dalla spiaggia di Tramaguera stanno raccogliendo vestiti e generi di prima necessità che, a due settimane dall’assalto dei 70mila, non sono mai stati inviati dal governo spagnolo, che invece ha trovato tempo ed energie per polemizzare ad esempio con l’Italia.Il governo, riunito ieri mattina da Sánchez in videoconferenza, ha annunciato quattro centri di assistenza umanitaria per soccorrere le 1500 persone che vivono ancora per strada. Ma non può essere sufficiente come risposta ad un problema altamente complesso, che va oltre il singolo intervento spot. E dall’Italia, infatti, il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha fatto sapere che Roma sta ancora valutando «con grande attenzione» quando riaprire Schengen: «Dipende tutto da come evolverà la situazione a Ceuta, che rimane ancora molto preoccupante».La chiave giusta l’ha fornita ieri il Partito Popolare che per bocca del vicesegretario per la rigenerazione istituzionale, Cuca Gamarra, ha annunciato la presentazione al Congresso di una mozione con undici misure per «ristabilire la normalità» nella città autonoma, tra cui l’attivazione della Legge sulla Sicurezza Nazionale e l’istituzione di un comando statale unificato per coordinare la risposta. La famosa e sempre utile cabina di regia, come ad esempio è nel modus operandi della Protezione Civile italiana. I popolari iberici sostengono che non si tratti di una crisi migratoria, bensì di «una crisi di sovranità, una crisi di integrità territoriale e una crisi di sicurezza nazionale». Che va affrontata con gli strumenti adatti.
