Ci è voluto più di un mese, ma alla fine Pedro Sanchez ha pronunciato qualcosa che somiglia a un’autocritica. Dopo la crisi migratoria esplosa a Ceuta il 30 e 31 luglio, il premier spagnolo ha ammesso per la prima volta che la risposta dello Stato può essere stata percepita come insufficiente. “Mi faccio carico del fatto che, per molti di voi, fino a quando non sarà recuperata la normalità la risposta dello Stato è insufficiente”, ha detto in un video registrato alla Moncloa e rivolto agli abitanti della città autonoma.
Sanchez ha riconosciuto che l’emergenza “ha portato al limite la nostra capacità di risposta”, promettendo di continuare a mobilitare tutte le risorse necessarie per riportare Ceuta alla normalità. Un cambio di tono rispetto alle settimane precedenti, segnate dalle rassicurazioni dell’esecutivo e dalle accuse rivolte alle reti russe, a Israele e all’immarcescibile estrema destra per una presunta campagna di disinformazione sulla crisi.
Proprio mentre il premier prova a correggere il tiro, però, emerge un rapporto della Policia Nacional destinato ad aprire un nuovo fronte politico. Secondo il documento della CENIF, trasmesso all’Audiencia Nacional, l’ingresso di massa di migliaia di migranti non sarebbe stato spontaneo né organizzato semplicemente attraverso social network e reti criminali. A guidare le diverse ondate sarebbero stati gendarmi marocchini, alcuni in uniforme e altri in borghese, con l’obiettivo di saturare il sistema di controllo della frontiera e azzerare la capacità di risposta spagnola.
Come riporta Rtve, il rapporto parla apertamente di un’operazione pianificata e attribuisce alle forze di sicurezza marocchine un ruolo nell’organizzazione e nell’esecuzione degli ingressi. Un quadro che contrasta con la posizione sostenuta fino a poche ore prima da esponenti del governo, secondo cui non vi sarebbero stati elementi per indicare un coinvolgimento di Rabat.
C’è poi un altro dettaglio destinato a pesare: il CENIF avrebbe lanciato già il 29 luglio un’allerta di “rischio estremo” per ingressi coordinati a Ceuta e Melilla previsti per il giorno successivo. Una circostanza che riapre anche lo scontro interno all’esecutivo, dopo le versioni discordanti fornite nelle scorse settimane sulla presenza o meno di avvertimenti preventivi.
Insomma, dopo un mese Sanchez prova a riconoscere almeno una parte degli errori nella gestione dell’emergenza. Ma mentre arriva l’autocritica, il rapporto della polizia sposta nuovamente il caso su un terreno ben più delicato: quello di un possibile ruolo diretto del Marocco nell’assalto alla frontiera spagnola.
