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Politica estera

Ceuta, finalmente Sanchez fa autocritica. E un dossier incastra il Marocco

La polizia spagnola: gendarmi in divisa e agenti in borghese avrebbero guidato le ondate di migranti per mandare in tilt la frontiera. Il premier finalmente ammette: “Risposta insufficiente”

A migrant lights a bonfire next to tents and makeshift shelters to spend the night on El Trampolin beach in Ceuta on September 1, 2026. Spain's interior minister has asked police to check a report that a government agency blamed Moroccan security forces for July's mass entry of migrants to the enclave of Ceuta, ministry sources said on September 2, 2026. Spanish Prime Minister Pedro Sanchez said on August 31, 2026 that Morocco was not responsible -- accusing Israel, Russia and the far right of spreading disinformation about the mass entry of around 70,000 migrants into Ceuta. (Photo by Antonio Sempere / AFP)

Ci è voluto più di un mese, ma alla fine Pedro Sanchez ha pronunciato qualcosa che somiglia a un’autocritica. Dopo la crisi migratoria esplosa a Ceuta il 30 e 31 luglio, il premier spagnolo ha ammesso per la prima volta che la risposta dello Stato può essere stata percepita come insufficiente. “Mi faccio carico del fatto che, per molti di voi, fino a quando non sarà recuperata la normalità la risposta dello Stato è insufficiente”, ha detto in un video registrato alla Moncloa e rivolto agli abitanti della città autonoma.

Sanchez ha riconosciuto che l’emergenza “ha portato al limite la nostra capacità di risposta”, promettendo di continuare a mobilitare tutte le risorse necessarie per riportare Ceuta alla normalità. Un cambio di tono rispetto alle settimane precedenti, segnate dalle rassicurazioni dell’esecutivo e dalle accuse rivolte alle reti russe, a Israele e all’immarcescibile estrema destra per una presunta campagna di disinformazione sulla crisi.

Proprio mentre il premier prova a correggere il tiro, però, emerge un rapporto della Policia Nacional destinato ad aprire un nuovo fronte politico. Secondo il documento della CENIF, trasmesso all’Audiencia Nacional, l’ingresso di massa di migliaia di migranti non sarebbe stato spontaneo né organizzato semplicemente attraverso social network e reti criminali. A guidare le diverse ondate sarebbero stati gendarmi marocchini, alcuni in uniforme e altri in borghese, con l’obiettivo di saturare il sistema di controllo della frontiera e azzerare la capacità di risposta spagnola.

Come riporta Rtve, il rapporto parla apertamente di un’operazione pianificata e attribuisce alle forze di sicurezza marocchine un ruolo nell’organizzazione e nell’esecuzione degli ingressi. Un quadro che contrasta con la posizione sostenuta fino a poche ore prima da esponenti del governo, secondo cui non vi sarebbero stati elementi per indicare un coinvolgimento di Rabat.

C’è poi un altro dettaglio destinato a pesare: il CENIF avrebbe lanciato già il 29 luglio un’allerta di “rischio estremo” per ingressi coordinati a Ceuta e Melilla previsti per il giorno successivo. Una circostanza che riapre anche lo scontro interno all’esecutivo, dopo le versioni discordanti fornite nelle scorse settimane sulla presenza o meno di avvertimenti preventivi.

Insomma, dopo un mese Sanchez prova a riconoscere almeno una parte degli errori nella gestione dell’emergenza. Ma mentre arriva l’autocritica, il rapporto della polizia sposta nuovamente il caso su un terreno ben più delicato: quello di un possibile ruolo diretto del Marocco nell’assalto alla frontiera spagnola.

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