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Politica estera

Così Israele ci ha insegnato la coscienza

Forza Israele. Non Forza Netanyahu. Chi confonde le due cose, da una parte e dall’altra, lo fa apposta

Bandiere Palestina e Israele

Lo dico subito, così non ci sono equivoci: ora e sempre Forza Israele. Non Forza Netanyahu. Chi confonde le due cose, da una parte e dall’altra, lo fa apposta. Netanyahu ne sta combinando di tutti i colori: tiene in piedi un governo con gente che sogna la Grande Israele, lascia che i coloni facciano il comodo loro in Cisgiordania e si sveglia a ordinare lo sgombero di qualche avamposto solo quando le elezioni del 27 ottobre gli soffiano sul collo. I coloni sono indifendibili, lo ha ammesso persino l’ambasciatore americano: i più violenti sono terroristi. Io spero nel popolo di Israele più che nel suo governo. Ma quel che sta succedendo non riguarda un primo ministro: riguarda un popolo che l’Occidente sta lasciando solo, un pezzo alla volta, con eleganza.

I fatti. Il 9 settembre dodici Paesi, Regno Unito e Francia in testa, con Canada, Spagna, Portogallo, i nordici, l’Irlanda e la Polonia, hanno annunciato sanzioni sui prodotti delle colonie. L’Italia non c’è. Non c’è nemmeno la Germania, e nessuno se ne è stupito. Contro Giorgia Meloni invece si è scatenato il coro: fuori dalla storia, serva di Trump, complice. Trump in questo momento sta sulle scatole a mezzo mondo, sottoscritto compreso. Ma Meloni ha fatto bene.

Perché la partita è talmente politica che qualunque mossa, anche ragionevole, la collocherebbe nel campo di chi la aspetta al varco. Meloni ha un animo di ferro e fuoco talvolta riesce a essere glaciale: non vuole lasciare corda, non prende neanche un filo che le porgono gli avversari, pronti poi a strozzarla con quello. La ragione vera è non farsi usare. Sanzionare i coloni oggi non serve ai palestinesi e non serve alla pace: serve a chi

il giorno dopo chiederà di sospendere l’accordo con Israele, poi di riconoscere la Palestina, poi di punire «Netanyahu e tutti i responsabili del genocidio», come ha promesso Conte l’8 settembre alla festa di Avs, con Schlein, Bonelli e Fratoianni in posa da governo. Prima cosa, se vincono loro: due popoli e due Stati subito. Mi verrebbe da dire idioti.

Due Stati. Chi lo governerebbe, il secondo? Fuggono come lepri da questa domanda, ed è la sola che conta. Rispondo io. C’è il palestinese ragionevole, e ce ne sono tanti, molti più di quanto si dica, e con essi due milioni di arabi contenti di avere il passaporto israeliano. Ma chi comanda il ballo è Hamas, figlio dei Fratelli musulmani dell’universo intero, e Hamas non vuole convivere con Israele: vuole distruggerlo. L’ultima volta che i palestinesi hanno votato, nel 2006, ha vinto Hamas. Se si votasse domani nello Stato di Palestina vincerebbe ancora Hamas, e brinderebbero pure gli estremisti israeliani, quelli che vogliono zero Stato palestinese: avrebbero la prova che aspettano. Chiedere i due Stati così, oggi, significa consegnare ad Hamas il compito di distruggere Israele, con il timbro dell’Onu. Lo disse Arafat, che dai Fratelli musulmani era passato anche lui, a Oriana Fallaci nel 1972: «La pace per noi significa distruzione di Israele e nient’altro». Finse di cambiare idea a Oslo, e a Camp David rifiutò tutto. Mezzo secolo dopo la frase è identica, è cambiata solo la kefiah.

Il 9 settembre, davanti a Montecitorio, al presidio contro la legge sull’antisemitismo, con la Boldrini del Pd in prima fila, sotto le bandiere di Hamas e di Hezbollah si è intonata la canzoncina resa celebre dalla Zanzara: «Viva Hamas, Hezbollah, gloria eterna a Nasrallah». E poi: «Hamas,

jihad, Fronte Popolare, Palestina libera dal fiume fino al mare». Un gruppetto, allontanato (troppo tardi) dagli organizzatori; la Boldrini ha chiesto smarrita: «Chi c’è?». C’è quello che c’è sempre stato. Non è l’antisemitismo dei libri, è quello delle stragi: Hamas, cioè il 7 ottobre, come inno; dal fiume al mare, cioè zero Israele. Questo è il punto vero.

Lo scrissi più di un anno fa: in quella maledetta Striscia si affrontano due prospettive testarde, chi prepara nuovi 7 ottobre fino a zero Stato di Israele e chi vuole zero Stato palestinese. Tutti e due vogliono amputare. Ma certe volte i problemi bisogna tenerseli. La tentazione di tagliare via l’altro come un arto malato è una pretesa disumana, è la hybris dei greci. Se l’Occidente dovesse scegliere quale dei due popoli far sparire dalla faccia della terra, sarebbe la sua ultima scelta. Non sarebbe più Occidente. Torno a un dialogo di Isaac Singer che ho già citato, perché è sempre vero. Nella «Famiglia Moskat», Polonia tra le due guerre, uno chiede: «Che cosa sono gli ebrei, in sostanza?». Risposta: «Un popolo che non può dormire e non lascia dormire nessun altro». Replica: «Forse perché hanno una cattiva coscienza». Controreplica: «Gli altri non hanno coscienza addirittura». Ecco. Gli ebrei hanno la coscienza, sono stati loro a iniettarla nella nostra civiltà, e ci costringono ad averla anche noi. Ci si salva insieme con gli ebrei, senza far soffrire alcun bambino, qualunque figlio di buona donna sia stato il padre. Per questo, con tutti i suoi difetti e i suoi Netanyahu, ora e sempre Forza Israele.

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