Politicalmente corretto addio. Strategia woke anche. Il cancelliere austriaco Christian Stocker in una sola frase ha la rara abilità di mandare all’aria anni di lotta per la parità di genere e relega l’immagine della donna alla casalinga anni Cinquanta che si esalta per la lavatrice nuova e fa l’uovo sbattuto con lo zucchero ai pargoli.
Durante un incontro pubblico a Salisburgo, alla domanda su come si concilino famiglia e lavoro, risponde con la leggerezza di chi non è mai stato svegliato dal pianto di un neonato per tre volte a notte: «La cura dei figli - se ne salta fuori - non la vedrei proprio come un lavoro». E per non lasciare dubbi, ci mette anche il carico: lui i suoi figli non li ha mai considerati un «calcolo», come invece si fa nel lavoro, chiedendosi retoricamente cosa avrebbe dovuto ricevere in cambio del tempo dedicato a crescerli. Ma forse non considera un «calcolo» nemmeno il suo intervento, mediaticamente pessimo.
Non servono sondaggi per immaginare chi si sia sentito chiamato in causa: le madri, quelle che ogni giorno fanno esattamente quel lavoro che il cancelliere declassa a passatempo. E magari molte hanno dovuto rinunciare al lavoro (quello in ufficio) per badare ai figli: non solo nella fase pappe e pannolini ma anche dopo, con la scuola, la crescita, l’adolescenza. Le critiche non arrivano solo dall’opposizione, come da copione, ma anche dagli alleati di governo e da una fila di organizzazioni femminili che aspettavano solo un pretesto, ora servito su un piatto d’argento.
Stocker prova a rimediare: «La cura dei bambini è un lavoro. Soprattutto le donne, che nella maggior parte delle famiglie si fanno carico dell’educazione dei figli, svolgono un compito straordinario». E vabbé, belle parole ma che suonano solo come un’improbabile pezza per ricucire la gaffe.
Le mamme, infatti, non ci stanno. L’alleanza Frauen*Streiken chiama a raccolta e organizza un presidio sotto la Cancelleria a Vienna, con un messaggio che più chiaro non si può: non permetteremo che il cancelliere derida il nostro lavoro. L’obiettivo dichiarato è ricordargli, cartelli alla mano, chi tiene davvero in piedi il Paese ogni santo giorno, gratis e senza ferie.
Il cancelliere, però, alla manifestazione non ci sarà: è ad Ankara, impegni ufficiali con Erdoan.
Assenza giustificata sulla carta, pessima nei tempi, perché mentre le madri austriache protestano sotto casa sua, lui è altrove, e il sospetto che sia più comodo scusarsi da lontano che ascoltare da vicino è difficile da scacciare.
