L’invasione di Ceuta, l’attacco alla sovranità dell’exclave spagnola in Marocco, ha dato un duro colpo ai socialisti spagnoli, che già prima non avevano alte preferenze tra gli elettori.
Secondo il sondaggio Nc Report, infatti, il Psoe, partito di Pedro Sanchez, perde campo e oggi vale il 25%, mentre una possibile alleanza tra il Pp e Vox sarebbe già vicina a una maggioranza qualificata. Davanti a questi numeri, è ben spiegato l’atteggiamento del governo Sanchez che tenta di minimizzare quanto accaduto il 30 luglio.
Ma a Ceuta ci sono ancora fino a 11.000 irregolari entrati con l’ondata degli 80.000: sono numeri ufficiali, che il presidente della Città autonoma Juan Jesús Vivas riferisce ormai da giorni nonostante da Madrid abbiano ripetuto che erano rimasti per lo più minori, mentre tutti gli altri erano usciti dai confini dell’exclave in 48 ore. Ma la verità è un’altra, certificata da un rapporto interno sulla sicurezza dell’Ue citato dal quotidiano tedesco Die Welt, elaborato sulla base di informazioni provenienti, tra gli altri, da Frontex ed Europol, che è stato trasmesso anche alla Commissione europea.
Nella Città autonoma la normalità è ben lontana, Vivas in queste ore ha chiesto di «confinare» in un centro di trattenimento i migranti in attesa dei rimpatri, perché la situazione è tesa. Un’intera spiaggia della città è stata dedicata ai migranti, che vi hanno organizzato anche una moschea improvvisata, delimitata dai ciottoli più grossi. Tre sub sahariani si prostrano verso la Mecca indicata da un tubo conficcato per terra. Tutto attorno ci sono altri clandestini, i resti dell’ondata del 30 luglio, che hanno trasformato la spiaggia del Trampolin, nell’ultima parte della carretera Benitez, in un grande bivacco. Niente di male se assieme ai marocchini pregano Allah, ma la moschea artigianale sulla spiaggia sembra quasi un imprimatur dell’ultima invasione d’Europa. E diventa più preoccupante se la maggioranza degli 80.000 clandestini arrivati a Ceuta e costretti a tornare indietro sono originari o sono passati dalla regione attorno alla città di Fnideq, che gli spagnoli chiamano Castillejos, a ridosso del confine con l’exclave spagnola. Una zona povera e disagiata, storica culla del jihadismo in Marocco.
