Danimarca, ancora Germania, Polonia. In una manciata d’ore “la nuova normalità” alla quale ha fatto riferimento la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen sembra aver già preso forma nel Vecchio Continente.
L’Europa, dopo il caso di Lipsia, potrebbe essere destinata a vivere una stagione di allerta di attacchi ibridi di matrice russa, segno della nuova escalation della contesa con il Cremlino. A Bruxelles, nel frattempo, l’esecutivo blu-stellato lavora ad una nuova serie di misure restrittive nei confronti di Mosca. Una, su tutte, quella di ridurre drasticamente il rilascio dei visti turistici per i russi.
L’allerta per gli attacchi ibridi russi
Venerdì il dossier Russia sarà uno dei punti sul tavolo del seminario che i commissari terranno poco fuori Bruxelles, a Tervuren. Per von der Leyen sarà quello il primo appuntamento di avvicinamento allo State of Union che terrà il 16 settembre alla Plenaria di Strasburgo.
In quel discorso, la nuova realtà alla quale l’Ue rischia di far fronte in questa fase di confronto con la Russia difficilmente potrà essere evitata. Le notizie di cronaca, in effetti, sembrano confermare questo trend.
I servizi segreti danesi nelle scorse ore hanno diramato un avvertimento: la Russia starebbe preparando azioni di sabotaggio alle industrie della difesa locali. Ad alcune centinaia di chilometri di distanza, in Baviera, l’Ufficio criminale regionale ha spiegato di stare indagando su un possibile attentato in un cantiere del popoloso Land tedesco. Nella notte tra mercoledì e giovedì sono stati lanciati diversi esplosivi contro il cantiere e due sospetti sono stati fermati.
Poche ore dopo è toccato a Varsavia rendere noto che i caccia polacchi hanno intercettato un aereo da ricognizione russo Il-20 sul Mar Baltico. Il velivolo “non aveva i dispositivi di identificazione accesi e rappresentava una minaccia per l’aviazione civile ma non ha violato il nostro spazio aereo”, ha spiegato il ministro della Difesa Władysław Kosiniak-Kamysz.
Londra, invece, ha innalzato la sorveglianza sui Reali. Finanziamenti governativi extra da 99,9 milioni di sterline all’anno serviranno a modernizzare i sistemi informatici di corte, già andati in tilt in passato.
Industrie della difesa, soprattutto se collegate a Kiev, infrastrutture critiche e digitali e scali aeroportuali: sono questi gli obiettivi considerati sensibili a possibili attacchi ibridi russi.
Fari puntati anche su alcune aree a ridosso dei confini russi e bielorussi o sulla Transnistria, la regione autonoma che si trova in Moldova e che potrebbe essere oggetto delle azioni ostili di Vladimir Putin.
“La sicurezza europea è strettamente legata a quella del confine orientale”, ha sottolineato il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, in visita a Bucarest. “La Russia deve capire che l’Europa non cederà. Al contrario, intensificheremo la pressione sulla Russia finché non porrà fine alle uccisioni e non mostrerà un autentico impegno per la pace”, ha quindi aggiunto.
Bruxelles prepara nuove misure contro Mosca
La stretta sugli ingressi dei russi nello spazio Schengen, incluso il personale diplomatico, è stata chiesta anche dal ministro degli Esteri Radosław Sikorski, ma Bruxelles potrebbe muoversi anche su un altro binario, quello di ulteriori sanzioni alla flotta ombra del Cremlino.
Palazzo Berlaymont vuole anche accelerare nell’erogazione delle tranche del prestito da 90 miliardi a Kiev, puntando innanzitutto sui progetti militari congiunti.
Anche se, sulla difesa, una vera e propria doccia fredda è arrivata dalla Corte dei Conti Ue. “È difficile” che l’Europa raggiunga “la prontezza alla difesa entro il 2030”, viene spiegato in un’analisi, nella quale si pone l’accento su come la maggiore spesa per il comparto, finora, non sia stata accompagnata da una governance efficace.
