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Politica estera

Il giudice riapre le porte della Casa Bianca ai media, ma Trump resiste: lo scontro sui pass continua

L’ordinanza temporanea resterà in vigore per 14 giorni. Al centro dello scontro l’accesso della stampa e le garanzie del Primo Emendamento

President Donald Trump speaks on the South Lawn of the White House, Wednesday Sept. 23, 2026, in Washington, after greeting China's President Xi Jinping at Joint Base Andrews. (AP Photo/Jacquelyn Martin)

Il giudice federale Timothy Kelly ha temporaneamente bloccato la decisione del presidente Donald Trump di bandire CNN, MS NOW e Politico dai locali della Casa Bianca, stabilendo che alle tre testate debba essere ripristinato l’accesso.

Si tratta dell’ultimo sviluppo nello scontro sempre più acceso tra Trump e una parte dei media americani. Il presidente aveva annunciato il divieto il 18 settembre, attaccando quelle che definisce testate di “fake news”. Più recentemente Trump aveva anche sostenuto che una copertura giornalistica negativa potesse essere pericolosa per il Paese.

Le tre testate hanno invece affermato di essere state prese di mira proprio per il contenuto della loro copertura giornalistica e hanno definito il provvedimento una “palese violazione” del Primo Emendamento, sostenendo di essere state discriminate sulla base del loro punto di vista.

Nel corso della giornata, per, giornalisti delle testate hanno detto che gli ordini di accesso sono stati negati. A un cronista di Politico è stato vietato l’accesso e un agente del Secret Service ha confiscato il suo badge di giornalista accredito alla Casa Bianca. L’agente ha poi però aggiunto che il giornalista può chiedere un pass giornaliero con cui la Casa Bianca concede l’ingresso ai giornalisti che non sono accreditati. Copione identico per altri due giornalisti, uno della Cnn e uno di Msnow.

L’ordinanza del giudice nominato da Trump

Kelly, nominato da Trump nel 2017, aveva già affrontato un caso simile nel 2018, quando aveva ordinato il ripristino dell’accesso alla Casa Bianca per un giornalista della CNN.

Il giudice ha ascoltato mercoledì le argomentazioni delle parti e ha concluso l’udienza senza emettere immediatamente una decisione. Giovedì ha poi firmato un’ordinanza restrittiva temporanea, destinata a restare in vigore per 14 giorni.

Provvedimenti di questo tipo servono generalmente a mantenere lo status quo mentre il tribunale procede a un esame più approfondito della controversia. Per il momento, quindi, CNN, MS NOW e Politico potranno tornare ad accedere agli spazi della Casa Bianca.

Il nodo del Primo Emendamento e del diritto alla difesa

Durante l’udienza Kelly ha sollevato dubbi sul fatto che l’amministrazione abbia rispettato i propri obblighi legali e garantito alle tre testate un adeguato procedimento prima di revocarne l’accesso.

Due precedenti giudiziari in materia di accesso della stampa alla Casa Bianca, compreso un caso arrivato fino alla Corte Suprema degli Stati Uniti, hanno stabilito che i giornalisti devono avere la possibilità di essere ascoltati prima della revoca dei loro tesserini stampa.

L’avvocato del Dipartimento di Giustizia Michael Velchik ha sostenuto che quelle precedenti decisioni fossero errate. Kelly ha però osservato che la sua valutazione dovrà necessariamente tenere conto dei precedenti giudiziari esistenti in materia di Primo Emendamento, indipendentemente dal fatto che il governo ne condivida o meno le conclusioni.

L’ordinanza emessa giovedì non rappresenta ancora una decisione definitiva sulla controversia, ma sospende per ora il bando imposto dall’amministrazione alle tre testate in attesa dei prossimi passaggi del procedimento.