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Politica estera

Dalla “New America” alla Luna: Trump e la nuova geografia degli Stati Uniti

Il presidente rilancia su Truth Social l’idea di cancellare il riferimento al Messico dal nome del New Mexico e pubblica un messaggio: “The Moon is ours”

Donald Trump torna a giocare con la geografia americana. E questa volta lo fa su due piani apparentemente lontanissimi: quello domestico, con il tentativo di immaginare un nuovo nome per il New Mexico, e quello spaziale, con una dichiarazione che sembra uscita da un manifesto di fantascienza: “The Moon is ours”. Due messaggi pubblicati su Truth Social nel giro di una raffica di post che ha attirato l’attenzione della stampa americana.

Il primo riguarda una mappa degli Stati Uniti nella quale la parola “Mexico”, all’interno di “New Mexico”, viene barrata e sostituita con “America”. Il risultato è “New America”. La Casa Bianca ha rilanciato l’immagine, ma né il post presidenziale né quello dell’amministrazione hanno annunciato un procedimento formale.

La governatrice del Nuovo Messico, Michelle Lujan Grisham, democratica, ha risposto ai post del presidente su Instagram, scrivendo: “Il nome del Nuovo Messico non è in discussione: è nostro da prima che esistessero gli Stati Uniti. Cosa è in discussione? Chi si sta impegnando per le famiglie dei lavoratori”.

Il secondo messaggio porta il discorso fuori dai confini terrestri. Trump ha condiviso l’immagine con la scritta “THE MOON IS OURS”, senza accompagnarla, almeno nel post, da un provvedimento o da una spiegazione che trasformasse quella frase in una rivendicazione ufficiale degli Stati Uniti. La dichiarazione si inserisce nella più ampia sequenza di messaggi e immagini pubblicati dal presidente nel fine settimana, alcuni dei quali costruiti o alterati attraverso strumenti di intelligenza artificiale.

La provocazione è l’ultimo episodio di una politica presidenziale che ha trasformato la toponomastica in uno strumento di comunicazione politica. Nel gennaio 2025 Trump aveva firmato un ordine esecutivo per imporre, nell’uso federale statunitense, il nome “Gulf of America” al Golfo del Messico. Il provvedimento ordinava al governo federale di aggiornare il Geographic Names Information System e la documentazione ufficiale.

A fine agosto, poi, il presidente ha firmato un altro ordine per rinominare il Lake Ontario come “Lake America” nell’uso federale statunitense. Anche in quel caso la decisione è stata accompagnata da una forte dimensione simbolica e politica, inserita nel contesto delle tensioni commerciali tra Washington e Ottawa.

Il caso del New Mexico è però diverso. Un presidente può intervenire sulla nomenclatura utilizzata dalle amministrazioni federali per determinati elementi geografici, ma non può semplicemente ribattezzare uno Stato con un ordine esecutivo. Il New Mexico è uno Stato dell’Unione dal 1912 e il suo nome ha radici molto più antiche: l’espressione “Nuevo México” era utilizzata dagli esploratori spagnoli già alla fine del XVI secolo.

Ancora più radicale è la seconda immagine. “The Moon is ours” può essere letta come una battuta, una provocazione o una rappresentazione della retorica nazionalista con cui Trump comunica sulla propria piattaforma. Il punto è particolarmente significativo perché gli Stati Uniti sono parte dell’Outer Space Treaty. L’articolo II stabilisce che lo spazio extra-atmosferico, compresa la Luna e gli altri corpi celesti, non può essere oggetto di appropriazione nazionale attraverso una rivendicazione di sovranità, né attraverso l’uso o l’occupazione.

La questione diventa tuttavia meno surreale se si considera la crescente competizione strategica attorno alla Luna. Washington considera il ritorno umano sulla superficie lunare una componente importante della propria strategia spaziale, mentre la competizione tecnologica con la Cina rende lo spazio sempre più intrecciato con sicurezza nazionale, industria, risorse e prestigio internazionale.

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