Nelle scorse settimane, quando è divenuto sempre più chiaro che gli Stati Uniti potevano decidere di inviare truppe di terra in Iran per impossessarsi con la forza dell'uranio altamente arricchito, Teheran ha deciso di sigillare la propria riserva facendo crollare deliberatamente i tunnel dove era nascosto da mesi e minando gli ingressi. A rivelare gli ultimi sviluppi alla Cnn sono cinque fonti informate sull'intelligence americana, secondo cui ora sarebbe difficile, pericoloso e dispendioso anche per gli iraniani recuperare il materiale nucleare (circa 440 kg).
Le ultime mosse della Repubblica islamica aggiungono un ulteriore livello di complessità all'accordo proposto dall'amministrazione di Donald Trump. Il presidente Usa ha più volte dichiarato che mettere in sicurezza l'uranio è una priorità per gli Usa nell'ambito dei negoziati per porre fine al conflitto e riaprire lo Stretto di Hormuz. E ora un alto funzionario dell'amministrazione spiega che le due parti si stanno avvicinando a un'intesa che imporrebbe a Teheran di consegnare l'uranio arricchito a Washington, il materiale verrebbe poi distrutto in loco e successivamente trasportato fuori dal Paese. Tuttavia, le due parti hanno fornito versioni contrastanti in merito al memorandum preliminare, e i termini precisi rimangono poco chiari. Come riferisce la Cnn, la rimozione dell'uranio richiederebbe l'impiego di macchinari pesanti per lo scavo e operazioni di sminamento, attività complesse e rischiose, e potrebbe offrire all'Iran l'opportunità di occultare i propri sforzi per conformarsi ai termini.
Se i negoziatori «richiedessero a Teheran di trasferire l'intero stock in un luogo centrale per la verifica e, in ultima analisi, per la rimozione o la diluizione del materiale», l'onere di accedere e «fornire l'inventario completo» dell'uranio arricchito ricadrebbe comunque su di loro, osserva Scott Roecker, che ha diretto l'Ufficio per la rimozione di materiale atomico della National Nuclear Security Administration tra il 2017 e il 2021.
Adesso, quindi, il quadro è oggettivamente più complesso rispetto a un mese fa: la finestra per un raid da parte dell'esercito Usa pare definitivamente chiusa visto l'accordo ormai prossimo alla fine, ma l'opzione militare è stata seriamente al vaglio dell'amministrazione Trump. «A situazione tranquilla interverremo per recuperare il materiale nucleare - sepolto in profondità sotto imponenti montagne di granito sommerse - grazie ai nostri splendidi bombardieri B-2 e ai loro eccezionali piloti», ribadisce comunque Trump. E sempre la Cnn, infatti, rivela che lo scorso 19 maggio il generale Dan Caine, Capo di Stato Maggiore Congiunto, ha lasciato in fretta e furia un vertice Nato a Bruxelles per volare a Tampa, in Florida, nel quartier generale dell'US Central Command. Caine doveva essere informato di persona sui piani operativi per l'invio di truppe di terra in Iran al fine di impossessarsi con la forza dell'uranio altamente arricchito, un'operazione che comportava molti rischi, stando a quanto riferiscono le fonti. L'amministrazione era vicina a dare il via libera al raid, ma quando Caine ha spiegato a Trump le opzioni a disposizione, il comandante in capo ha deciso di sospendere tutto. Questo dopo l'avvertimento che il blitz avrebbe probabilmente
provocato una grave rappresaglia iraniana, prolungando la guerra e gettando l'economia globale in un ulteriore caos. Inoltre, il tycoon ha anche espresso preoccupazione per il potenziale numero significativo di vittime statunitensi.
Le discussioni sull'invio di truppe di terra in Iran, avvenute solo il mese scorso, dimostrano quanto gli Usa siano stati vicini a una massiccia escalation del conflitto, ma per una delle fonti a conoscenza dei piani
per la potenziale operazione, visti i rischi potenziali di un intervento di tale portata, anche in termine di possibili perdite umane, non sorprende che Trump abbia alla fine preso la decisione di non dare il via libera.