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Politica estera

E spunta la strana alleanza Sanders-Bannon per i controlli

Il senatore socialista e l’ideologo Maga allo stesso evento per chiedere che la tecnologia resti a guida umana. E rispetti la comunità

Bernie Sanders lancia la sua sfida a Trump per le presidenziali

In vista del voto di Midterm, negli Stati Uniti si fa sempre più acceso il dibattito sull’Intelligenza artificiale, ormai divenuta un tema da campagna elettorale. L’impatto sulle comunità, in termini di ambiente e posti di lavoro e i rischi per la sicurezza derivanti da uno sviluppo incontrollato dell’IA creano inedite alleanze politiche. Secondo un’anticipazione di Axios, il campione del progressismo di sinistra, il senatore del Vermont Bernie Sanders, e l’ideologo Maga Steve Bannon uniscono le forze per partecipare oggi alla «Pro-Human Assembly», evento organizzato dalla nonprofit «The Future of Life Institute», per chiedere che la nuova tecnologia sia sottoposta a un rigido controllo umano. A fare da trait d’union tra i due estremi del quadro politico Usa è l’ex ricercatore di OpenAI e Anthropic Jacob Coxon, che nei giorni scorsi ha fatto scalpore con un post su X, visualizzato da oltre 115 milioni di utenti, nel quale annunciava le sue dimissioni e affermava: «Le persone che sviluppano l’IA credono sinceramente che essa possa ucciderci tutti entro la fine del decennio. Non si tratta di un’operazione di marketing».

Alla sua uscita pubblica ha fatto seguito quella del ceo di Anthropic, Dario Amodei, che ha lanciato un appello per «rallentare» lo sviluppo dell’IA, prima che la nuova tecnologia sfugga di mano ai suoi creatori. Ad Amodei si sono poi uniti il ceo di OpenAI, Sam Altman e Elon Musk. Abbastanza per far dire a Bannon, da tempo critico contro l’influenza dei giganti dell’industria tecnologica e i presunti progetti di «transumanesimo» dei supermiliardari della Silicon Valley che, «gli oligarchi sono finalmente costretti ad ammettere di avere mentito fin dall’inizio sui rischi di questa accelerazione senza barriere di sicurezza: hanno messo in pericolo la nazione e l’umanità».

Posizioni simili a quelle di Sanders, appunto, che ha presentato una proposta di legge per vietare la superintelligenza artificiale, bloccare la costruzione di nuovi data center e contrastare il potere dell’industria tecnologica. A contrastare queste posizioni non ci sono solamente gli altri giganti del settore, ma lo stesso Donald Trump, che non ne vuole sapere di regolamenti e «pause di riflessione». L’IA «porterà più benefici che danni», ha detto il presidente al suo ritorno dall’Irlanda, affermando la necessità per gli Usa di «vincere» la sfida con la Cina. Poi, di nuovo, con un post sui social media, Trump ha sostenuto che «è in atto una cospirazione malata contro l’IA e i data center, e l’unica a rallegrarsene è la Cina». Per il tycoon, «l’unico controllo o argine di cui l’IA ha bisogno è un presidente forte e intelligente e gli Usa ce l’hanno, eccome!». È da vedere se questo basterà a placare le inquietudini degli elettori Usa, che stanno già costringendo diversi candidati repubblicani a prendere le distanze dalle posizioni della Casa Bianca e a seguire l’esempio di vari esponenti e amministratori democratici che hanno chiesto una moratoria sulla costruzione di nuovi data center.

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