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Politica estera

La destra esulta per il voto anticipato: “Finalmente gli spagnoli potranno cacciare Sanchez”

Il leader del Pp Feijóo: “Vogliamo riparare la Spagna”. Abascal, numero uno di Vox: “È l’unica buona notizia che il premier poteva dare”

epa13282237 Spanish opposition People's Party (PP) leader Alberto Nunez Feijoo speaks during a press conference at the PP headquarters in Madrid, Spain, 05 October 2026. Spanish Prime Minister Pedro Sanchez has called snap general elections for 29 November, days after proposed measures to tackle the country's housing crisis were defeated in parliament. EPA/MARISCAL

L’annuncio delle elezioni anticipate scatena l’esultanza della destra spagnola. Come ormai noto, Pedro Sanchez ha deciso di sciogliere le Cortes e riportare il Paese alle urne il prossimo 29 novembre. E tra Partito Popolare e Vox il messaggio è già chiarissimo: per il premier socialista è arrivato il momento della resa dei conti.

“Finalmente la Spagna dirà quello che pensa, finalmente decideranno gli spagnoli. Tornerà a parlare la maggioranza e non soltanto pochi”, la soddisfazione di Alberto Núñez Feijóo, leader del Pp, che da mesi chiedeva le dimissioni di Sanchez e nuove elezioni. Feijóo scalda così i motori per la corsa alla Moncloa, forte di sondaggi che vedono i popolari avanti. E soprattutto di una prospettiva che, almeno sulla carta, cambia completamente gli equilibri: sommando i consensi del Pp a quelli di una Vox in crescita, il blocco di destra potrebbe superare quota 190 seggi. Ben oltre i 175 necessari per avere la maggioranza assoluta in Parlamento. “Abbiamo manifestato molte volte in questa legislatura con l’impegno di riparare la Spagna. Ora abbiamo l’opportunità di farlo nelle urne”, ancora Feijóo. Il leader popolare parla di una “tappa oscura” da lasciarsi alle spalle e promette battaglia: “Voglio poter dire entro 54 giorni che questo muro non esiste più”.

Ancora più duro Santiago Abascal. Intervistato da Antena 3, il leader di Vox definisce il ritorno alle urne “una buona notizia”: “Finalmente voteremo e finalmente la Spagna potrà scegliere il Paese che vuole essere. È l’unica buona notizia che Sanchez poteva dare a questo punto”. Per Abascal, però, quella del 29 novembre non sarà una consultazione come le altre. Nel mirino finisce soprattutto la gestione di Ceuta e il rapporto del governo socialista con il Marocco. “Andremo a votare con Ceuta invasa e con un candidato con gli interessi del Marocco”, il suo attacco, arrivando a definire Sanchez “il candidato marocchino in Spagna”.

Vox insiste anche sul tema della casa, destinato a diventare uno dei principali terreni di scontro della campagna elettorale. “Da quando Sanchez è arrivato al potere, la casa è diventata più cara. È lui il responsabile”, l’accusa di Abascal. Il leader di Vox, nonostante i rilevamenti favorevoli al suo partito, invita comunque a non fidarsi troppo dei sondaggi. Il timore è quello di ripetere quanto accaduto nel 2023, quando il Pp arrivò primo alle elezioni ma non riuscì a costruire una maggioranza parlamentare, lasciando infine spazio a Sanchez.

Stavolta, però, almeno nei numeri, lo scenario appare diverso. Pp e Vox partono davanti e vedono la maggioranza assoluta. Sanchez ha scelto le urne per provare a uscire dall’angolo. Le opposizioni, invece, hanno già cominciato a festeggiare la possibilità di mandarlo a casa.

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