È un Donald Trump senza freni quello che sale sul palco in Ohio per sostenere i candidati repubblicani per Midterm. A un mese dal voto il presidente americano si sta concentrando sulla campagna elettorale per scongiurare una sconfitta che secondo i sondaggi potrebbe far perdere al suo partito almeno una delle Camere, se non entrambe. E nel corso di un evento con i membri del Grand Old Party impegnati in corse combattute per il Senato e la carica di governatore, rispettivamente Jon Husted e Vivek Ramaswamy, ha previsto che il Gop supererà le aspettative alle urne. «Credo che avremo una grande sorpresa, perché loro non sanno cosa sta succedendo», ha detto parlando in una scuola vicino a Dayton. «Andate semplicemente a votare - ha proseguito - Se lo farete vinceremo, vinceremo alla grande. E glielo sbatteremo in faccia». O meglio, The Donald ha utilizzato parole decisamente meno edulcorate, per poi aggiungere: «I democratici sono stupidi figli di p.». Gli insulti e le volgarità del tycoon stanno spaccando il web, con i supporter che esaltano questo tipo di linguaggio e gli oppositori che sottolineano «la mancanza di decoro presidenziale».
La visita di Trump fa parte di un tour che, secondo quanto riferito da funzionari della Casa Bianca a Nbc News, toccherà almeno 17 stati da qui al 3 novembre. Il comandante in capo ha vinto in Ohio tre volte con margini netti, e il tentativo di Husted di mantenere il seggio al Senato, assegnatogli dopo l’elezione di JD Vance a vicepresidente, è diventato motivo di preoccupazione tra i repubblicani statali e di Washington. Quella in corso è una delle sfide per il Senato più costose e combattute del Paese per questa tornata elettorale: insieme ad altre contese chiave, lo scontro tra Husted e Brown è uno di quelli che potrebbe determinare quale partito otterrà il controllo dell’aula.
L’Ohio è diventato un campo di battaglia elettorale su temi come i data center e questioni legate alle «guerre culturali», tra cui gli interventi chirurgici di transizione di genere per i giovani. Durante il suo discorso, Trump ha attaccato ripetutamente i dem, sostenendo che mantenere il controllo repubblicano garantirebbe ai funzionari un canale diretto con la sua amministrazione, facilitando l’ottenimento di aiuti federali. In Ohio e altrove, i membri del Gop si interrogano su come vincere in un momento in cui i sondaggi indicano che il presidente e la guerra con l’Iran sono molto impopolari, e gli elettori più fedeli a Trump potrebbero non andare a votare dato che il suo nome non è sulla scheda. «Da repubblicano di lunga data, che ha votato a ogni elezione dai 18 anni in poi e ad ogni primaria come repubblicano, nutro serie preoccupazioni sulla nostra capacità di mobilitare l’elettore che vota solo per Trump, quello che si presenta alle urne ogni quattro anni», ha sottolineato Nick Owens, ex presidente del partito nella contea di Brown, ed ex membro del consiglio scolastico statale. «Temo davvero che quelle persone semplicemente non andranno a votare», ha proseguito. Lo stesso tycoon sabato sera ha riconosciuto esplicitamente questa dinamica, ribadendo un concetto già espresso diverse volte nelle ultime settimane: «Quando mi candido io, vinciamo - ha detto - Ma per qualche motivo, quando non mi candido, l’affluenza è inferiore del 44%. Quindi vi chiedo di fingere che io sia candidato: se lo facciamo, e se riuscite a portare gente alle urne, vincerete, e vinceremo alla grande».
Prima di partire per il comizio, invece, Trump ha parlato anche di Iran, dicendo che «è stato decimato», ma la sua linea su Teheran potrebbe essere quella «dura».
