Doveva essere la grande festa per celebrare i 250 anni dell'indipendenza americana, ma è diventata una gigantesca vetrina politica per Donald Trump. Sul National Mall di Washington il presidente ha inaugurato la Great American State Fair, il primo grande appuntamento delle celebrazioni, utilizzando il palco per rivendicare i risultati del suo secondo mandato e rilanciare il messaggio che accompagna ormai ogni sua uscita pubblica: "L'America è tornata".
"Fino a poco tempo fa eravamo un Paese morto. Morto. Oggi tutti ci rispettano. Nessuno ride più di noi", ha affermato Trump davanti a una folla di sostenitori che sventolava bandiere a stelle e strisce. Più che una cerimonia istituzionale, il discorso ha assunto i toni di un comizio. Il presidente ha elencato quelli che considera i principali successi della sua amministrazione, a partire dalle “vittorie storiche”, un riferimento a Iran e Venezuela: “Abbiamo annientato l’Iran in un’ora. Anche il Venezuela è stato annientato”.
“Abbiamo sconfitto il fascismo e il comunismo”, ha aggiunto Trump: “Dovremo sconfiggere un’altra volta il comunismo”, con riferimento alle ambizioni dei socialisti dem guidati dal primo cittadino newyorkese Zohran Mamdani. Soffermandosi ancora sul Medio Oriente, il tycoon ha precisato che "abbiamo firmato un accordo che ha ottenuto ciò che nessun presidente aveva fatto prima: l'Iran non avrà mai l'arma nucleare. Ora il Medio Oriente è ora più sicuro".
Non è mancato nemmeno un nuovo attacco ai partner europei. Prima del comizio Trump ha incontrato il Segretario generale dell'alleanza Mark Rutte e ha affermato che "se ci fosse qualcun altro in questa posizione (di Segretario generale della NATO, ndr), non avremmo nemmeno una riunione oggi, per essere onesti, perché ci hanno deluso". Poi le nuove critiche a Italia, Regno Unito, Germania, Francia e soprattutto Spagna.
Trump ha poi rivendicato anche gli interventi di riqualificazione promossi nella capitale in vista dell'anniversario. Tra questi, il progetto per rendere "blu bandiera americana" la celebre vasca riflettente davanti al Lincoln Memorial. Un'opera da circa 14,1 milioni di dollari che, però, è stata segnata da diversi problemi tecnici, tra cui una fioritura di alghe e il deterioramento del rivestimento in poliuretano. Secondo Trump, la responsabilità sarebbe dei vandali. "Teppisti, cattive persone", ha detto, senza però fornire elementi a sostegno dell'accusa.
Anche il programma dello spettacolo è finito al centro delle polemiche. Diversi artisti inizialmente annunciati, tra cui i Commodores, Martina McBride e Young MC, hanno deciso di rinunciare all'esibizione, spiegando di non voler prendere parte a un evento che, a loro giudizio, aveva ormai assunto una chiara connotazione politica. Al loro posto sono saliti sul palco il tenore Christopher Macchio e il cantante country Lee Greenwood, autore di "God Bless the USA", brano diventato negli anni uno degli inni non ufficiali del movimento Maga. L'inno nazionale è stato interpretato da Alexis Wilkins, cantante e compagna del direttore dell'Fbi Kash Patel. Dopo le polemiche nate sui social, Wilkins ha precisato di essere stata invitata "esclusivamente per i miei meriti".
L'obiettivo dichiarato dalla Casa Bianca era quello di trasformare il 250° anniversario dell'indipendenza in un momento di unità nazionale e di rilancio del patriottismo. Tuttavia molte iniziative previste dal calendario stanno assumendo un'impronta sempre più vicina all'universo Maga. Tra gli appuntamenti figurano i "Make America Healthy Again Mondays" e una celebrazione dell'Independence Day con un nuovo comizio presidenziale, mentre pochi giorni fa si è tenuto un evento della Ufc (la più grande federazione al mondo di MMA), scelta che ha suscitato critiche per l'utilizzo di uno spazio pubblico simbolo della nazione da parte di una società privata. In programma anche i "Patriot Games", competizione riservata agli studenti delle scuole superiori, che si sfideranno in prove fisiche e mentali per conquistare due borse di studio da 125mila dollari.
Le celebrazioni si svolgono in un clima di forte tensione culturale. L'amministrazione Trump continua infatti a essere accusata di voler promuovere una lettura "revisionista" della storia americana.
All'inizio del secondo mandato il presidente aveva ordinato la rimozione dai monumenti e dai parchi nazionali dei riferimenti alla schiavitù, alle popolazioni indigene e alla crisi climatica, denunciando quella che definisce "indottrinamento ideologico". Lo scontro si è spostato anche in tribunale, ma difficilmente si fermerà qui.