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Il fine vita diventa legge. L’esultanza di Macron e la rabbia del Vaticano

La misura si applicherà solo a pazienti di almeno 18 anni, cittadini francesi o residenti legali in Francia, affetti da una malattia grave e incurabile in fase avanzata o terminale

Il fine vita diventa legge. L’esultanza di Macron e la rabbia del Vaticano
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La Francia ha dato il via libera alla legge sul fine vita. Il disegno di legge è stato definitivamente approvato con una stretta maggioranza (291 voti a favore, 241 contrari). Il provvedimento, che consentirà agli adulti affetti da malattie incurabili di ricevere farmaci letali, dovrà ora essere esaminato dal Consiglio costituzionale. Ed esplodono le polemiche con il Vaticano: «Ribadiamo costantemente ciò che i vescovi francesi hanno già affermato: i fratelli non possono togliere la vita ad altri fratelli. La fraternità è al servizio della vita, non della morte» dice ai media vaticani don Andrea Ciucci, cancelliere della Pav, la pontificia accademia per la vita.

La misura si applicherà solo a pazienti di almeno 18 anni, cittadini francesi o residenti legali in Francia, affetti da una malattia grave e incurabile in fase avanzata o terminale. La Francia si unisce così ai paesi europei che autorizzano, a determinate condizioni, il suicidio assistito o l'eutanasia, come il Belgio, i Paesi Bassi, la Svizzera, il Canada e l'Uruguay. La legge era stata annunciata dal presidente francese Emmanuel Macron oltre tre anni fa. Ed ora è lui stesso che esulta per la lezione di democrazia. «Su una questione così profondamente personale e seria - che tocca la vita, la sofferenza e la dignità - era possibile un solo approccio: dedicare tempo all'ascolto, al dialogo e al dibattito» scrive il presidente francese in un messaggio su X. «Nel 2022 - prosegue Macron - mi sono impegnato a intraprendere questo percorso insieme al popolo francese. Con serietà, umiltà e pieno rispetto per la nostra democrazia, ho mantenuto questa promessa».

Tecnicamente, il procedimento previsto dalla legge prevede che il medico debba innanzitutto consultare un'équipe di professionisti sanitari e poi confermare che il paziente sia affetto da una malattia grave e incurabile che mette a rischio la vita. Il paziente dovrebbe appunto trovarsi in uno stadio avanzato o terminale, soffrire di un dolore che non possa essere alleviato o che è insopportabile e richiedere farmaci letali di propria libera volontà. I parlamentari hanno specificato che la sola sofferenza psicologica non sarebbe sufficiente a rendere una persona idonea alla morte assistita.

Le persone affette da gravi disturbi psichiatrici o malattie neurodegenerative come l'Alzheimer non sono idonee. I pazienti presentano la richiesta, che verrà esaminata dagli operatori sanitari entro 15 giorni, per poi confermarla dopo un periodo di riflessione della durata di almeno due giorni.

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