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Politica estera

“La nuova invasione”. Appello social per il 15. A Ceuta è già allarme

Ci sono ancora 2mila stranieri che vagano per strada, alcuni dormono al cimitero. Gli scontri con la polizia al grido di “Allah akbar”

Ceuta

Il cimitero musulmano di Sidi Embarek si estende su una collina di Ceuta non lontano dalla Frontera, il confine con il Marocco. Una lunga sfilza di lapidi bianche e ordinate sono diventate il dormitorio dei migranti irriducibili, che non vogliono tornare a casa dopo l’invasione della scorsa settimana.

Sami e Reda sono due amici, poco più che ventenni seduti su una stuoia, che di notte serve da giaciglio, in mezzo a due tombe. Il primo parla inglese e ha la sorella che vive in Lombardia. Sul telefonino mostra orgoglioso l’immagine dello Stivale dipinto con il tricolore. «In Marocco non torno - afferma deciso - Vado in Italia e il mio amico punta alla Svizzera» dove pure lui tiene famiglia. La distesa bianca di lapidi è imponente e tranquilla. I marocchini che dormono fra ai morti sono sparpagliati in piccoli gruppi. Qualcuno ha un cartone come materasso, i più fortunati una coperta e sono tutti decisi a restare a Ceuta per proseguire verso l’Europa continentale.

Il governo spagnolo ha dichiarato che i migranti illegali ancora in città sono 2.500 e fa di tutto per rimandarli in Marocco. Un video riprende i clandestini che saltano giù dai camion militari spagnoli, incitati da quelli che sono già riusciti a farlo, lungo la strada principale che porta alla frontiera. Un altro filmato, che arriva da oltre confine, mostra il comportamento molto meno permissivo della polizia marocchina che riempie di botte i connazionali intercettati prima del passaggio illegale e probabilmente anche quelli che tornano indietro.

La spiaggia Benitez, ancora occupata, giorno e notte, sembra meno affollata del solito. In gran parte sono subsahariani arrivati in massa con l’ondata di marocchini, in tutto 72mila secondo il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska. Giovani e non solo che arrivano da Paesi come Sudan, Mali, Somalia, Etiopia, Senegal, in gran parte infestati da guerre e terrorismo. «Fra le migliaia di migranti illegali rimasti a Ceuta, molti sono subsahariani - dichiara al Giornale il ministro degli Esteri, Antonio Tajani - Non sappiamo chi sono e cosa hanno fatto a casa loro. Abbiamo già dimenticato che una settimana fa c’è stato un grave attentato a Berlino?». Il vicepremier aggiunge che «gli africani presenti nell’exclave spagnola arrivano da Paesi a rischio jihadista e possono essere infiltrati da elementi potenzialmente pericolosi. Ecco perché servono le verifiche».

In una nota arrivata anche al Viminale si fa notare che «non sono disponibili informazioni relative a precedenti penali o di polizia per nessuno dei migranti irregolari che rimangono a Ceuta». I servizi marocchini e spagnoli sono molto attenti e attivi per le possibili infiltrazioni jihadiste, ma il caos dell’invasione ha sicuramente favorito l’ingresso di criminali. Lungo la carrettera Benitez, che costeggia la spiaggia trasformata in bivacco, passa avanti e indietro, alla sera, un blindato dell’esercito con un soldato di vedetta fuori dalla botola. Non sono mancati scontri con la polizia al grido di battaglia «Allah akbar», Dio è grande. Gli agenti presidiano i punti caldi come il centro di accoglienza, dove hanno respinto i migranti, che lo assediavano nel bosco circostante. Nella «giungla» di bivacchi e ripari di fortuna incroci anche dei barbuti sulla trentina, che non parlano con i giornalisti. P., che si presenta solo con l’iniziale del nome, non si capisce per quale timore, gira con la scritta «asilo» su un pezzo di cartone e porta al polso il braccialetto di plastica Free Palestine, simbolo degli attivisti. Viene dal Sudan e non sembra un islamista, ma sull’Italia sostiene «che è in mano alla destra, brutta gente. Tutti hanno diritto a muoversi dove vogliono». All’invasione ha partecipato pure un afghano con tre familiari, che viveva da due anni in Marocco. L’exclave spagnola ricomincia a vivere, almeno nella zona del centro, ma da ieri è scattato un altro allarme dai servizi marocchini, che sorvegliano attentamente il web. Per il 15 agosto è stato lanciato un nuovo appello all’invasione con tanto di bandiera spagnola ed europea. L’autorità di Ceuta conferma la diffusione di account marocchini sui social, che cambiano nome e riaprono di continuo con un gran numero di follower. Il sito spagnolo Maldita, che si batte contro le fake news, ha identificato oltre 50 gruppi social, pro invasione. La convocazione avviene su Facebook, poi rilanciata da Instagram e alla fine gli interessati si spostano su chat apposite di whatsapp per gli aspetti pratici e logistici. Appuntamento a Ferragosto.

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