Sempre più evidenze fanno emergere un ruolo del Marocco nell’invasione dei migranti a Ceuta. Fermo restando le responsabilità politiche del governo Sánchez con la fallimentare gestione delle politiche migratorie c’è però anche un altro risvolto che non si può non tenere in considerazione ed è il ruolo di Rabat. Se già dalle prime ore dell’arrivo dei migranti in massa erano emersi dubbi sull’operato della polizia marocchina, ora nuove rivelazioni accrescono i punti interrogativi.
Il quotidiano spagnolo The Objective ha pubblicato un’inchiesta intitolata «Il Marocco è stato in grado di monitorare l’assalto a Ceuta posizionando due satelliti spia sullo Stretto» in cui racconta come il governo marocchino avrebbe ottenuto informazioni chiave grazie all’utilizzo di alcuni satelliti spia. Nelle stesse ore in cui iniziava l’assalto alla frontiera, Rabat ha operato sullo Stretto di Gibilterra con i suoi due satelliti spia militari, il Mohamed VI-A e il Mohamed VI-B, sviluppati nel 2013 in un programma congiunto con la Francia. Entrambi hanno effettuato almeno 11 passaggi sopra la zona di Ceuta e Melilla nei giorni precedenti e successivi alla crisi e «il primo dei satelliti si trovava nella verticale della città di Ceuta nello stesso momento in cui decine di migliaia di marocchini si radunavano sulla costa di Castillejos prima di lanciarsi sul territorio della città autonoma». L’inizio dell’assalto di massa è avvenuto alle 11 di giovedì 30 luglio e, nello stesso momento, a 650 chilometri di altezza, il satellite militare marocchino Mohamed VI-A stava passando in quel punto. Come spiega The Objective: «Gli strumenti di tracciamento dei satelliti mostrano che l’attività dei due satelliti nei giorni e nelle ore precedenti l’assalto di massa è stata molto intensa. In totale, ci sono almeno 11 passaggi precisi attraverso la zona di influenza di Ceuta dal 26 di quel mese fino a quando la crisi è stata data per finita - almeno dai governi di Spagna e Marocco - domenica scorsa».
L’uso dei satelliti è servito anche per monitorare i movimenti e la reazione delle forze armate spagnole magari in prospettiva futura. Non sono infatti un mistero le rivendicazioni marocchine su Ceuta e Melilla anche se la strada che potrebbe voler percorrere il Marocco è quella demografica con il superamento in termini numerici della popolazione marocchina su quella spagnola a Ceuta e la richiesta di un referendum per l’annessione al Marocco.
Non a caso dietro l’invasione di massa ci sarebbe una regia di alto livello secondo varie fonti di stampa. L’operazione potrebbe essere stata pianificata da Fouad Ali El Himma, soprannominato il «viceré» del Marocco. Consigliere e amico personale del re Mohammed VI, ex alto dirigente del ministero dell’Interno e fondatore nel 2008 del Partito Autenticità e Modernità (PAM), El Himma avrebbe utilizzato l’ondata migratoria con il duplice obiettivo di indebolire il governo di Aziz Akhannouch e di rafforzare la posizione del suo partito in vista delle elezioni del 23 settembre. D’altro canto un ruolo del Marocco è testimoniato anche dall’intelligence spagnola secondo cui «il Marocco ha facilitato l’esodo dei 70mila migranti e ci ha lucrato». La Guardia Civil ha inoltre identificato diversi agenti legati ai servizi segreti marocchini tra i migranti arrivati a Ceuta come hanno riferito al giornale El Espanol fonti interne allo stato maggiore del corpo di gendarmeria. Un’operazione di questa natura viene considerata guerra ibrida e difficilmente avrebbe potuto svolgersi senza l’intervento dei servizi segreti di Rabat poiché «è la procedura logica per qualsiasi servizio di intelligence» hanno spiegato i funzionari. In tutto ciò ogni anno la Spagna e l’Unione europea contribuiscono con centinaia di milioni ai bilanci statali marocchini per la gestione delle frontiere e delle crisi migratorie. In questo caso non si è trattato di un buon investimento.
