Lo stallo nella guerra in Iran è sicuramente frustante per Donald Trump che, dallo scoppio delle ostilità a febbraio, sperava in una vittoria rapida come accaduto in Venezuela con la cattura dell’ex presidente Maduro. Nelle ultime settimane si sono poi moltiplicate le notizie sulla carenza di munizioni e scorte dell’esercito americano. Un’informazione giunta alla stampa che sembra aver fatto infuriare Trump al punto da scatenare una caccia alle spie all’interno del Pentagono.
Almeno 50 militari di alto rango sono stati sottoposti al test della verità per accertare se avessero o meno diffuso informazioni riservate alla stampa. Le verifiche sono avvenute ad agosto quando hanno iniziato a circolare le prime indiscrezioni sulla scorte di missili Patriot. Trump ha subito bollato come «traditori» i media che avevano diffuso la notizia, mentre il segretario alla Guerra Pete Hegseth si è mosso subito per individuare la «talpa» nelle forze armate. «Non commentiamo l’inchiesta ma prendiamo ogni fuga di notizie riservate in modo serio e indaghiamo. Proteggere le informazioni riservate è fondamentale per la sicurezza degli Stati Uniti e delle nostre truppe», ha dichiarato Sean Parnell, portavoce del Pentagono e fedelissimo di Hegseth.
Una caccia alle spie di queste dimensioni non ha precedenti nella storia delle forze armate statunitensi. Secondo il New York Times, il test della verità è solo l’ennesima prova non solo dell’ostilità del capo del Pentagono verso i media e le fughe di notize, ma anche della «paranoia» e del clima di diffidenza che si respira nei corridoi della difesa a Washington.
Ma è in particolare la narrazione della guerra contro l’Iran, ormai molto impopolare tra gli americani, a innervosire i membri dell’amministrazione Trump. Solo pochi giorni fa Hegseth aveva fatto licenziare tre giornalisti della rivista militare Star and Stripes. La loro colpa? Aver raccontato le difficili condizioni a bordo della portaerei Uss Abraham Lincoln dispiegata in Medio Oriente. Altre misure controverse di Hegseth sono state la battaglia contro il woke con lo stop alle promozioni di 80 generali e ammiragli e l’uso del testosterone per potenziare i soldati.
