Non c’è niente da fare: il vizio d’origine della sinistra non muore mai. È quella formidabile capacità di predicare bene e razzolare malissimo. Prendete Pedro Sánchez, l’icona progressista, il paladino del politically correct. In Spagna la situazione scotta: la pressione migratoria a Ceuta e Melilla sfiora livelli d’emergenza, l’inflazione morde le tasche delle famiglie e i guai giudiziari della moglie Begoña e del fratello David imbarazzano le istituzioni. Cosa fa il premier? Imbarca la famiglia, prende l’aereo di Stato e se ne va in ferie per tre settimane nel lusso delle Canarie.
Se un cittadino fatica a permettersi una settimana di vacanza, Sánchez pretende il trattamento da monarca. Il suo «buen retiro» è La Mareta a Lanzarote: 30.000 metri quadrati, due piscine, eliporto e spiaggia privata. Solo per rinfrescare giardini e strutture, Patrimonio Nacional ha staccato un assegno da oltre 123mila euro. Per arrivare mobilita i Falcon dell’Aeronautica e gli elicotteri della scorta. Una volta atterrato, scatta il fortino: spazio aereo bloccato, motovedette a pattugliare la costa e oltre 120 agenti schierati, le cui diarie superano i 300mila euro.
Il contrasto con la vera Famiglia Reale non potrebbe essere più stridente. Lo sfarzo esibito a La Mareta stridecon la sobria eleganza della dimora dei sovrani. Il rifugio di Sánchez si presenta infatti come un complesso extra-lusso, arricchito da impianti sportivi, bungalow esclusivi e finiture di pregio, mantenuto ai livelli di un resort a cinque stelle. Al contrario, la residenza estiva del Re s’inserisce con discrezione nel paesaggio locale, immagine misurata e al tempo stesso composta in cui ogni eccesso è bandito. Da un lato domina l’opulenza di un isolamento dorato, dall’altro emerge una regalità consapevole che rifiuta sfarzi inutili. Durante il soggiorno a Palma di Maiorca al Palazzo di Marivent, Re Felipe VI e la Regina Letizia rinunciano infatti alle scorte faraoniche: passeggiano per i mercati locali con le figlie Leonor e Sofía, cenano nei ristoranti della città confondendosi con i turisti e pagano gli extra di tasca propria, senza voli di Stato né pretese di segretezza.
La Mareta è diventata un resort per il clan Sánchez. Tra brindisi con pregiati vini rossi della Ribera del Duero e della Rioja, luculliani banchetti a base di prosciutto ibenerico di Bellota, frutti di mare freschi e carne alla griglia preparati da chef mandati in trasferta dalla Moncloa, spuntano pure i sigari dominicani e cubani. Il parterre degli ospiti vede la partecipazione di celebrità della Tv e del cinema vicine all’ambiente progressista, come il conduttore televisivo Jesús Calleja. Nel frattempo, proprio alle Canarie montano la rabbia dei residenti e lo scontro politico. Davanti alla villa si susseguono cortei di protesta di cittadini esasperati che urlano al premier di «uscire dal nascondiglio» e affrontare l’emergenza clandestini. Dalle opposizioni di PP e Vox piovono accuse durissime: denunciano un uso illimitato di fondi pubblici per blindare le sue ferie dorate. Ma Sánchez se ne infischia e pubblica sui social la sua playlist musicale preferita.
