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Politica estera

I funerali di Mladic infiammano i Balcani. Bosnia contro Serbia: “Stop alla diplomazia”

Espulsioni e accuse dopo gli onori di Stato al generale genocida. L’adesione di Belgrado alla Ue sempre più in salita

A woman watches a poster depicting former Bosnian Serb military chief Ratko Mladic displayed outside the Orthodox Cathedral in Banja Luka, Bosnia, on August 28, 2026, one day after his death at the age of 84 in a prison hospital in The Hague after suffering several strokes. Mladic, convicted of genocide, crimes against humanity and war crimes, was known as the "Butcher of Bosnia" for his role in the 1995 Srebrenica genocide, Europe's worst atrocity since World War II. (Photo by AFP)

Il funerale di Ratko Mladic con migliaia di serbi, gli onori militari e cinque ministri del governo di Belgrado hanno riacceso le tensioni che covano sotto le ceneri nell’ex Jugoslavia. La Bosnia ha espulso due diplomatici serbi da Sarajevo e quasi azzerato il personale dell’ambasciata a Belgrado. La Croazia ha minacciato di bloccare il percorso della Serbia verso l’Unione europea, che alla popolazione interessa sempre meno. La Ue ha lanciato strali parlando di «immagini choccanti» del funerale di lunedì. Il generale Mladic è morto da ergastolano per il genocidio di Srebrenica e l’assedio di Sarajevo. Molti serbi, a cominciare dai 16mila, secondo stime restrittive, che hanno partecipato alle esequie, lo considerano un eroe.

Il ministro degli Esteri bosniaco, Elmedin Konakovic, ha accusato la Serbia di avere «superato tutte le linee rosse». E per questo sono state dichiarate «persone non grate» due diplomatici a Sarajevo, che devono lasciare il paese entro 48 ore. L’addetto militare, Milan Dulanovic e il rappresentante della Bia, l’agenzia di intelligence serba, Darko Maksimovic. Nonostante i funerali di Mladic non fossero di Stato, il feretro è stato portato a spalla dai militari fuori dalla chiesa di San Luca a Belgrado. E al cimitero di Topider, dove è stato sepolto, un picchetto di soldati ha sparato salve in aria per rendere gli onori all’ex generale. Non solo: sabato, dopo l’arrivo della salma di Mladic da L’Aia, con un volo governativo, è stata esposta alla Casa delle Forze armate.

Al funerale erano presenti sei ministri, compresi Bratislav Gai, della Difesa e quello della Giustizia, Nenad Vuji. Da Belgrado è stato ritirato, per protesta, quasi tutto il personale diplomatico bosniaco. Il ministro degli Esteri bosniaco, Konakovic, ha dichiarato: «Se potessi, interromperei immediatamente le relazioni diplomatiche con la Serbia». L’ambasciatore e il console rimarranno in sede perché sono nominati dalla presidenza bosniaca. Per gli accordi di pace di Dayton è tripartita (un musulmano, un serbo e un croato) e deve prendere le decisioni all’unanimità. Il ministro degli Esteri bosgnacco (musulmano) può solo chiedere la sospensione degli accordi bilaterali con la Serbia e ridurre al minimo le relazioni diplomatiche. All’avvio del corteo funebre per Mladic c’erano delle macchine scure con finestrini oscurati targate BIH, Bosnia-Erzegovina. Le vetture degli esponenti governativi della Republika Srpska, la fetta serba della Bosnia, che aveva nominato Mladic comandante dell’esercito locale durante l’assedio di Sarajevo e Srebrenica. L’esponente più in vista al funerale era Milord Dodik, presidente dell’entità dal 2022 al 2025 e che per quattro anni ha fatto parte della presidenza bosniaca. Bakir Izetbegovi, figlio di Alija capo di Stato durante l’assedio, ha invocato «sanzioni sia personali che allo Stato serbo». La Croazia potrebbe bloccare l’adesione di Belgrado alla Ue. Il presidente del Parlamento ha indicato tre elementi allarmanti riferendosi alla Serbia: «Revisionismo storico, propaganda incendiaria e riarmo».

In Serbia, intanto, il presidente Aleksandar Vui ha indetto elezioni anticipate per il 25 ottobre dopo le proteste in corso da un anno e mezzo in cui si chiede un cambiamento politico.

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