La vera partita per il destino dell’Ucraina non si gioca solo nel fango della prima linea, ma anche nei teatri d’ombra d’Europa. Tra i boschi di Berlino, le radar station sui tetti tedeschi e i corridoi della diplomazia clandestina, va in scena un vecchio dramma con attori e marchingegni moderni: droni silenziosi, sabotaggi, spie che vanno e vengono. La Germania, con il suo sostegno a Kiev, si ritrova così a far da spettrale palcoscenico a una Guerra Fredda rimodellata sul presente, dove il confine tra un giorno qualunque e lo stato del conflitto è sottile quanto un soffio.
L’ultimo episodio sembra uscito da un manuale dello spionaggio classico. Un nascondiglio di armi, allestito con modalità professionali, è stato individuato in un’area boschiva alla periferia di Berlino, nella zona di confine con il Brandeburgo. Dentro c’erano due pistole e munizioni. Gli apparati tedeschi di sicurezza ritengono che il deposito, monitorato già dallo scorso ottobre, sia stato predisposto su mandato dei servizi
segreti russi. Le armi sarebbero state destinate a uomini incaricati di quelle che nel linguaggio dell’intelligence vengono definite «operazioni cinetiche»: un’espressione apparentemente neutra dietro la quale possono nascondersi attentati, azioni violente e operazioni clandestine. Un uomo è stato arrestato in Romania e, secondo le ricostruzioni dei media tedeschi, potrebbe essere la persona incaricata di predisporre il deposito. Ora si trova a Bucarest in attesa di estradizione.
Berlino inoltre starebbe valutando possibili sanzioni contro la Casa russa di Friedrichstrasse, centro culturale legato alla presenza russa in Germania. Secondo Spiegel, la misura si collegherebbe anche alle indagini sul drone-bomba di Lipsia e segnerebbe un nuovo passo nel confronto con Mosca, colpendo una struttura formalmente dedicata ad attività culturali. Il problema è che dietro la cultura, nel mondo dello spionaggio, esistono da sempre zone grigie. È la stessa logica della Guerra fredda, ma con strumenti diversi: non soltanto diplomatici espulsi
e agenti clandestini, ma anche istituti culturali, accordi bilaterali, sanzioni amministrative e infrastrutture della presenza internazionale.
Gli episodi tedeschi si inseriscono in una sequenza più ampia di casi che si stanno verificando in tutta Europa e non solo. Almeno sette episodi si sono registrati nelle ultime 24 ore. Polonia e Finlandia hanno alzato il livello di allerta: Varsavia valuta persino la possibilità di chiudere i valichi con Russia e Bielorussia, mentre Helsinki ha accusato Mosca di una possibile violazione dello spazio aereo e ha convocato l’ambasciatore russo. Arresti e sospetti si moltiplicano tra Russia, Ucraina, Australia e Francia. Le accuse sono diverse, dal sabotaggio alla preparazione di attentati, fino alle operazioni di disinformazione, ma il denominatore comune è il sospetto di una guerra condotta sotto la soglia del conflitto dichiarato.
