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Politica estera

Il focolaio Ceuta. “Allarme infezioni, serve il lockdown”

Diecimila clandestini in situazione precaria. Il leader del Ppe Nuñez Feijó chiede a Sánchez misure di confinamento

Migrants who crossed from Morocco into Spain return to a beach after being expelled from the area the previous day, in the Spanish exclave of Ceuta, Friday, Aug. 21, 2026. (AP Photo/Antonio Sempere) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

La crisi migratoria che attraversa la Spagna si trasforma in un’emergenza sanitaria e politica di primissimo piano. A far esplodere il caso è il presidente del Partido Popular, Alberto Núñez Feijóo, che chiede al governo di Pedro Sánchez di valutare l’immediato confinamento della città autonoma di Ceuta per «grave rischio sanitario». L’exclave spagnola in Nordafrica, piegata da settimane di pressioni e sbarchi incontrollati, si trova a gestire migliaia di persone senza fissa dimora in condizioni di estrema precarietà igienica. Una bomba a orologeria che ha già provocato i primi focolai infettivi tra i migranti e tra il personale di sicurezza.

A lanciare l’allarme a Feijóo sono stati i vertici territoriali dell’Ordine dei Medici e dei Paramedici di Ceuta, stremati dal collasso dei pronto soccorso e dell’ospedale universitario, il principale della exclave spagnola. Il bilancio clinico presentato al leader dell’opposizione parla chiaro: casi confermati di tubercolosi, scabbia, varicella e oltre 450 contagi da gastroenterite acuta. La scabbia, in particolare, ha già contagiato decine di militari e agenti della Guardia Civil.

«Ci sono oltre 10mila persone che vagano per le strade, tra le spiagge, i boschi e le colline di Ceuta, senza riparo né assistenza sanitaria», ricorda Feijóo. «Stiamo parlando di patologie ad alto rischio di contagio. Anche se dall’opposizione non abbiamo accesso a tutti i dati epidemiologici completi, esistono tutti i presupposti legali e medici per valutare un confinamento immediato per motivi di salute pubblica. Il governo deve agire prima che l’impatto sulla popolazione locale sia devastante».

Le denunce dell’opposizione si scagliano contro l’inerzia dell’esecutivo di sinistra. La ministra della Salute, Mónica García, è stata criticata per aver impiegato ben 17 giorni prima di svolgere un sopralluogo a Ceuta, minimizzando la crisi a un semplice «affanno del sistema sanitario locale». Ma l’affondo più duro di Feijóo è riservato al premier Sánchez, accusato di completo disinteresse istituzionale: «È inammissibile che, di fronte alla più grave crisi di integrità territoriale e sanitaria degli ultimi vent’anni, il Presidente del Governo si goda le vacanze in infradito e consigli le canzoni dell’estate via social». «Io sarei del tutto incapace di stare al mare mentre una parte del mio Paese si trova in queste condizioni», rincara il capo dei popolari. Oltre alla misura del confinamento, il PP spagnolo torna a sollecitare la linea dura sul fronte della gestione dei flussi, chiedendo di accelerare immediatamente i procedimenti di rimpatrio in Marocco. La pressione dell’opposizione punta a un dibattito parlamentare, mentre anche i sindacati di polizia chiedono protocolli di isolamento immediati.

Nel frattempo, a Ceuta la tensione resta altissima: con le strutture sanitarie al collasso e il rischio epidemiologico in aumento, la enclave spagnola resta sospesa tra l’emergenza umanitaria e il pericolo del blocco totale. Un dramma sanitario che rischia di estendersi anche ad altre regioni peninsulari se non verranno predisposti immediati cordoni sanitari e screening strutturati agli sbarchi.

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