Mosca ha rilasciato il cittadino statunitense Stephen Hubbard, detenuto in Russia, e fa esultare Donald Trump, il quale annuncia che il rilascio è avvenuto senza alcuna «contropartita». «Stephen sta tornando a casa e presto sarà con la sua famiglia», ha scritto il presidente americano su Truth, sottolineando che gli Stati Uniti, per rispetto nei confronti di Trump, «non hanno dovuto offrire nulla in cambio: una situazione senza precedenti per la Russia. Non è stato necessario alcuno scambio». Hubbard, insegnante d’inglese in pensione sulla settantina, è stato condannato nell’ottobre 2024, al termine di un processo a porte chiuse, a quasi sette anni di carcere per «attività mercenaria» per conto dell’Ucraina, accusa che lui ha respinto.
Il presidente russo Vladimir Putin ha comunicato il rilascio di direttamente all’inviato americano Steve Witkoff, con cui ieri ha avuto un colloquio a San Pietroburgo di circa tre ore, e il Cremlino ha pure fatto sapere di essere pronto a riprendere i negoziati trilaterali con Kiev e Washington a metà novembre, come auspicato dagli Usa. Putin ha informato Witkoff che, «in linea di principio, siamo pronti a riprendere tali negoziati intorno al 10 novembre», ha precisato il consigliere presidenziale russo Ushakov, sostenendo che dovrebbero vertere sulla «definizione di un meccanismo di sicurezza dopo la fine del conflitto». Witkoff ha parlato allo zar del contenuto dei colloqui di Oslo e ha offerto i suoi commenti al riguardo, ma secondo Ushakov le proposte per porre fine alla guerra in Ucraina formulate da Kiev e dagli europei «non contengono granché». Tutte le proposte portate dall’inviato americano «saranno esaminate dal presidente, ma molto dipende, ovviamente, dagli ucraini, da quanto siano disposti a impegnarsi concretamente per una soluzione pacifica», ha spiegato invece il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Mentre la posizione contraria di Mosca ad una tregua energetica con l’Ucraina non è cambiata: «Abbiamo bisogno della pace, non di un cessate il fuoco», ha ripetuto Peskov.
Intanto negli Usa è scoppiata la bufera dopo che Witkoff ha ringraziato e definito «compassionevole» Putin per il rilascio di Hubbard. «Parla tanto del fatto che il presidente Trump sia compassionevole. Anche lei è compassionevole, glielo riconosco, la lodo per questo e la ringrazio ancora», ha affermato l’inviato Usa. Le sue parole sono state aspramente criticate anche da diversi repubblicani: «Putin è un assassino spietato», ha osservato il senatore conservatore John Corbyn, mentre il deputato Gop Don Bacon ha definito tali affermazioni «un altro imbarazzo». «Dovrebbe guardare sul dizionario cosa significa compassionevole. Dovrebbe tornare in Ucraina e chiedere alla famiglie dei bambini rapiti e uccisi da Putin se pensano che sia compassionevole», ha aggiunto un altro senatore repubblicano, Thom Tillis. Il vice presidente JD Vance, invece, si è detto «d’accordo con il fatto che Steve abbia rivolto parole gentili a una persona che ha appena liberato un ostaggio americano. A prescindere dal fatto che si condivida o meno il sentimento di fondo, è un diplomatico. Il suo lavoro consiste nell’andare laggiù e portare a termine un compito». «Per me conta molto meno ciò che Steve ha detto rispetto al fatto che stia riportando a casa un ostaggio americano, dai suoi familiari - ha aggiunto - Dovremmo tutti festeggiare questo risultato, anziché lamentarci delle parole che ha usato per riuscire a ottenerlo».
