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Politica estera

In Svezia non si vede l’onda nera. Testa a testa tra le due coalizioni

I socialdemocratici della leader Andersson e il centrodestra sono divisi da un solo seggio. Passo indietro per gli ultranazionalisti che si fermano al 17%, perdendo 3 punti rispetto alle precedenti elezioni

Social Democrats party leader Magdalena Andersson arrives at the party's election watch night in Stockholm, Sweden, Sunday, Sept. 13, 2026. (Jonas Ekstroemer/TT News Agency via AP)

I fiordi non sono la Sassonia e non c’è l’effetto AfD nelle elezioni svedesi. O forse si. È al cardiopalma lo spoglio elettorale in Svezia, con un testa a testa fra le due coalizioni. Al momento in cui scriviamo, solo un seggio separa i due blocchi di centrodestra e centrosinistra (174 a 175), con questi ultimi che erano dati i vantaggio dai primi exit poll, mentre invece con il passare delle ore il centrodestra ha recuperato e potrebbe addirittura vincere di corto muso.

L’ultradestra di SD, terza con il 17%, alla vigilia del voto era data come la vera novità politica, al pari di AfD in Germania. E invece la coalizione di centrosinistra tiene botta. Attualmente l’esecutivo di minoranza svedese è basato su tre leader: Ulf Kristersson del partito dei Moderati, Ebba Busch dei Cristiano-Democratici e Simona Mohamsson dei Liberali, con il sostegno esterno del partito populista di estrema destra e anti-immigrazione dei Democratici Svedesi (SD), guidato dal 47enne Jimmie Åkesson. Quest’ultimo ha improntato la sua campagna elettorale sulla retorica anti immigrazione, cercando però di rendersi più accettabile al grande pubblico. In quasi quattro anni a sostegno del governo di coalizione è riuscito a spostare a destra gran parte dell’establishment svedese, ma nel Paese al contempo sono diminuiti complessivamente i reati e anche il numero dei migranti. Ciononostante SD ha proseguito nella classica vulgata cara ai Maga trumpiani, con uno slogan elettorale come «Rendiamo di nuovo la Svezia la Svezia». Non è però bastato, dal momento che conti alla mano l’ultradestra perde consensi rispetto al 2022 (28,4% in entrambi gli exit poll, contro il 30,3% delle ultime elezioni), scende dunque sotto il 30% e consegna il Paese ad un punto interrogativo con il blocco di opposizione di sinistra formato dal partito più grande della Svezia, i Socialdemocratici, dal Partito di Centro, dal Partito dei Verdi e dal Partito della Sinistra, che spera fino all’ultimo.

Il campo largo di Stoccolma ha lavorato molto sulla contro-narrazione, sostenendo che il partito dalle radici neonaziste non abbia le ricette concrete per governare la Svezia in un momento delicato come questo, fra guerre, crisi energetica e grandi trasformazioni date dall’Intelligenza Artificiale. Ma Akesson ci aveva creduto fino ad un attimo prima delle urne, quando era da tutti indicato come potenziale nuovo ministro e durante l’ultimo comizio elettorale tenutosi sabato nel parco Kungstradgården di Stoccolma aveva detto: «Abbiamo già vinto, la Svezia sta diventando più sicura, migliore». Parole che facevano presagire come il modello svedese, a lungo ritenuto un faro in termini di uguaglianza e libertà, potesse essere messo completamente in discussione.

Per questa ragione la leader socialista dell’opposizione Magdalena Andersson, che all’inizio dello spoglio era data come nuovo primo ministro in pectore, aveva parlato di una Svezia bisognosa di una nuova direzione. «Siamo diventati una società più dura, più silenziosa, ma anche più povera, poiché la crescita è stata ben al di sotto del nostro potenziale e le famiglie vedono i loro stipendi comprare sempre meno», aveva detto ieri davanti al seggio elettorale di Nacka. In Parlamento dovrebbero entrare anche i Liberali, che i sondaggi invece davano sotto la soglia del 4%.

Una nota di colore l’ha fornita Benny Andersson degli Abba che ha mostrato il suo sostegno al leader dei socialdemocratici eseguendo una versione rielaborata di Mamma Mia, sostituendo le parole “Mamma Mia” con “Magdalena”, durante l’ultimo appuntamento pre voto.

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