La definizione classica di «grande potenza» è quella di un Paese in grado di condurre una guerra senza alleati. Israele è stato obbligato ad essere una grande potenza sin dalla sua nascita: quando il 15 maggio 1948, giorno dell'indipendenza, scoppiò la prima guerra della sua storia, Israele non aveva alleati, ma dovette comunque combattere contro gli invasori dell'Egitto, della Transgiordania, come si chiamava allora, e della Siria, oltre che contro l'«Esercito di Liberazione Arabo». A peggiorare le cose, dovette affrontare l'ostilità dei governi britannico e statunitense, che usarono la loro influenza per chiudere ogni porto del Mediterraneo da cui munizioni o armi potessero raggiungere Israele.
Per i circa 650mila ebrei del nuovo mini-Stato, quell'embargo rigidissimo era ben più di un semplice inconveniente, poiché gli inglesi - al potere fino alla mezzanotte del 14 maggio 1948 - non solo avevano fornito i loro migliori aerei da combattimento e carri armati agli egiziani, e autoblindo con cannoni alla Legione Araba della Transgiordania, guidata da ufficiali dell'esercito britannico, ma avevano anche fatto del loro meglio per fermare qualsiasi tentativo di contrabbandare armi nel futuro Israele.
Il presidente degli Stati Uniti Truman aveva riconosciuto immediatamente il nuovo Stato di Israele ma il Segretario di Stato, il generale a cinque stelle in pensione George C. Marshall che aveva guidato gli USA alla vittoria, godeva di un'autorità di gran lunga superiore a quella dell'ex vicepresidente Truman. Marshall ignorò semplicemente il riconoscimento di Truman, rifiutandosi categoricamente di ricevere il primo inviato del nuovo Stato. Concentrato sull'impedire ai russi di invadere l'Europa, Marshall semplicemente non aveva tempo per un microstato effimero che sarebbe presto scomparso nella sconfitta. Gli interessi statunitensi nel mondo arabo non erano ancora così importanti il gigantesco giacimento petrolifero di Ghawar in Arabia Saudita era stato appena scoperto ma c'era la convinzione che quel minuscolo Stato ebraico non avrebbe avuto lunga vita.
Il deciso tentativo anglo-americano di soffocare Israele fu vanificato dai leader della Cecoslovacchia appena liberata, che disponevano di abbondanti scorte di mitragliatrici, munizioni e anche alcuni Spitfire e altri aerei da caccia che erano ansiosi di vendere, mentre la neonata aviazione israeliana aveva acquisito alcuni DC-3 di surplus bellico in grado di trasportare due tonnellate di carico da Praga a Israele, a patto di poter fare rifornimento a metà strada. Il Dipartimento di Stato americano e il ministero degli Esteri britannico si mossero con grande determinazione per negare l'accesso a ogni singolo aeroporto in tutta Europa. Solo la nuova Jugoslavia del maresciallo Tito permise l'uso di un'unica pista in Montenegro su insistente richiesta del compagno di una vita di Tito, l'ebreo di Sarajevo Musa Pijade. Il misero carico di armi che riuscì a raggiungere il neonato Israele fu sufficiente per la sua vittoria finale.
Anche dopo che gli ebrei ebbero sconfitto ogni esercito arabo invasore, il Dipartimento di Stato americano non si arrese, opponendosi strenuamente a qualsiasi vendita di armi a Israele persistendo anche dopo il 1955, quando l'Unione Sovietica iniziò a inviare centinaia di aerei da combattimento e migliaia di carri armati agli arabi. L'influenza politica ebraica, incarnata in modo unico dalla profonda amicizia personale di Eddie Jacobson, aveva sicuramente convinto Truman a riconoscere il nuovo Stato, ma nulla di più. Tutti i tentativi di lobbying fallirono miseramente nel tentativo di revocare l'embargo sulle armi, che si estendeva persino a Paesi terzi.
All'inizio del 1956, i canadesi autorizzarono la vendita a Israele di 24 jet F-86 Sabre costruiti dalla Canadair, per contrastare i MiG-15 sovietici già presenti in Egitto. Ma la CIA e il Dipartimento di Stato nutrivano allora speranze estremamente elevate di conquistare Nasser, il leader indiscusso del nazionalismo arabo, e ritardarono il trasferimento fino a quando non fu annullato. L'Aipac, la lobby israelo-americana oggi vista come un mostro unico e onnipotente, esisteva già, ma a ben poco servì. Alla fine, il governo statunitense cedette solo dopo che Israele ebbe sconfitto tutti i suoi nemici nella guerra del giugno 1967, senza alcuna arma fornita dagli Stati Uniti, affidandosi a carri armati britannici di seconda mano riciclati e a nuovi aerei da combattimento francesi venduti in contanti.
Coloro che ora si stanno impegnando al massimo per spezzare l'alleanza tra Stati Uniti e Israele, compresi alcuni che si annidano nell'amministrazione Trump, credono alla loro stessa favola di un Israele impotente e interamente dipendente dalla generosità statunitense. Oggi gli abitanti di Israele non sono più 650.000, ma nove milioni, compresi due milioni di cittadini arabi estremamente leali che costituiscono un quarto dei medici del Paese e un gran numero di ingegneri. Proprio a causa della lunga storia di negazioni ed embarghi, quei nove milioni sono sufficienti a sostenere un settore militare sproporzionatamente vasto e molto diversificato, in grado di mitigare in larga misura eventuali restrizioni, dato che Israele non possiede né ha bisogno dei mezzi più imponenti.
Ciò solleva la vecchia questione delle armi nucleari di Israele, la cui esistenza è nota da tempo sotto forma di bombe, nonché di testate per missili tattici e balistici, ma solleva anche un grande mistero che rimane del tutto irrisolto. Gli Stati Uniti hanno dovuto bombardare tre diversi impianti di centrifugazione in Iran: Natanz è in grado di ospitare fino a 50.000 centrifughe, più che sufficienti per separare l'uranio necessario alla produzione di numerose bombe, e fa impallidire il centro per le armi nucleari israeliano sulla strada per Dimona; a questo si sommano il sito di Fordo, vicino a Qom, e poi ancora un altro a sud di Isfahan. Sommando solo questi tre e ci sono altri grandi capannoni nella base di Parchim , si può dedurre che l'Iran abbia speso molte volte di più di Israele, senza ottenere nemmeno una bomba. C'è poi la questione del tempo. Israele acquisì la sua prima bomba nel 1967, nove anni dopo l'inizio del programma nel 1956, quando era un Paese agricolo di 1,8 milioni di abitanti senza un'industria degna di nota. L'Iran acquistò la sua prima centrifuga dal Pakistan nel 1989, quindi sta spendendo ingenti somme da 37 anni, senza ottenere una sola bomba.
In Medioriente c'è sempre un'unica spiegazione per tutti questi misteri: la corruzione, alla quale i fanatici si dedicano con uguale entusiasmo. Basta uno sguardo: il 27 novembre 2020 Mohsen Fakhrizadeh, il massimo esperto nucleare della Guardia Rivoluzionaria, è stato assassinato da una mitragliatrice guidata via satellite mentre tornava alla sua villa ad Absard, buen retiro della ricca borghesia. Il professor Bergman, che guidò il progetto della bomba israeliana con disciplina germanica dall'inizio alla fine, viveva con la sua famiglia in un appartamento con due camere da letto e una cucina abitabile all'interno dei locali del suo laboratorio, quindi si recava al lavoro a piedi. Anche questo spiega come uno Stato di nove milioni di abitanti possa ricercare, sviluppare e produrre il carro armato da combattimento più pesante del mondo, una gamma completa di missili tattici e strategici, moltissime armi di calibro minore e gli intercettori che due anni fa hanno inaugurato il primo episodio di guerra spaziale dell'umanità.
Israele divenne un entusiasta alleato militare degli Stati Uniti quando, il 3 ottobre 1968, ricevette il suo primo velivolo da combattimento mai costruito appositamente per la sua aviazione militare: un enorme bimotore McDonnell Douglas F-4E Phantom, numero di serie 68-396. Il suo arrivo in una remota base nel deserto avrebbe dovuto essere un segreto di Stato di prim'ordine, ma ne venni a conoscenza proprio quel giorno da un tassista il cui figlio, addetto al rifornimento della base, aveva sentito un pilota appena atterrato ripetere: «Che aereo! Lo sposerei se potessi».
Essendo sopravvissuti fino a quel momento grazie a surplus bellici e a un numero risibile di aerei francesi, gli israeliani reagirono all'avvio degli aiuti militari statunitensi con profonda e sincera gratitudine, cogliendo con entusiasmo ogni occasione per ricambiare. Il Mossad israeliano era presente all'interno dell'Urss, mentre la Cia poteva solo osservare da lontano, e diede tutto ciò che aveva. Dopo le vittorie nella guerra del 1973, fornì ai tattici Usa ogni minimo dato sul tema «combattere in inferiorità numerica e vincere».
I nemici di Israele ne dipingono sempre un'immagine cinicamente manipolatoria, ma io ho sempre percepito il contrario: una profonda preoccupazione per qualsiasi segno di debolezza americana nel confrontarsi con i cinesi, i russi o chiunque altro, compresi i fanatici autodistruttivi dell'Iran. Profonda soddisfazione quando gli Stati Uniti improvvisamente balzano in avanti, come fanno sempre, dopo essere sembrati sul punto di essere superati, come è accaduto di recente con l'intelligenza artificiale e i cinesi. E, naturalmente, un grande entusiasmo nel mettere a disposizione i talenti israeliani nel campo della ricerca e dello sviluppo, i cui frutti sono ora integrati in alcune delle armi statunitensi più avanzate.
Proprio la settimana scorsa ho sentito voci provenienti dalla Casa Bianca affermare che la tenacia di Netanyahu si è trasformata in ostinazione il che è un'osservazione giusta ma anche che i nuovi leader iraniani sono molto ragionevoli. Ne sono seguiti attacchi iraniani contro le petroliere di passaggio, seguiti da ulteriori bombardamenti statunitensi, mentre i piloti israeliani sono rimasti seduti nelle cabine dei loro aerei per molte ore per raggiungere e bombardare le lontane batterie missilistiche iraniane.
All'interno della Nato è da tempo chiaro che la Marina degli Stati Uniti deve fare affidamento sui dragamine e sui cacciamine europei per le sue eventuali esigenze nel Golfo Persico.
Ma nessuna Marina europea ha nemmeno tentato di ottenere il permesso di unirsi alla Marina degli Stati Uniti nel Golfo quando quell'aiuto era davvero necessario (conosco i loro comandanti dal convegno navale di Venezia di dicembre, dove da anni sono l'unico civile presente). Israele, al contrario, non rifiuterebbe mai alcun aiuto militare che potesse fornire e anche questo conta in un mondo in cui gli alleati degli Stati Uniti danno alla ingratitudine una cattiva reputazione.