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Politica estera

Tensione a Ceuta barricate in strada e barriere in mare. “I morti sono 84″

Scontri al confine e barriere anti-migranti. Il ruolo di Rabat: ha favorito l’esodo per pressare Madrid

Rientri e proteste I migranti fanno ritorno in Marocco e una protesta a Madrid contro l'immigrazione

Tutto torna alla normalità. O quasi. A Ceuta dopo l’invasione dei 50mila (ma per le autorità cittadine sono 60mila) marocchini che hanno aggirato a nuoto la frontiera terrestre tra il Marocco e l’exclave spagnola, e dopo i respingimenti record (48.300 in poche ore), la situazione è più tranquilla, anche se il nervosismo percorre la città.

C’è l’inquietudine dei ceuti, che nelle ore più calde, quelle in cui migliaia di giovani disperati percorrevano le strade di questa solitamente torpida città africana ma europea di 85mila abitanti, hanno fatto le barricate quartiere per quartiere, temendo furti, saccheggi, pericoli. «A Ceuta la situazione non è ancora tornata alla normalità», ha detto ieri il presidente della città autonoma Juan Jesus Vivas, che ha contestato le rassicurazioni giunte dal ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska. «Ancora oggi - nota - c’è uno stato d’animo della popolazione segnato dall’inquietudine e dalla preoccupazione». la paura è che quyello che è accaduto questa settimana possa ripetersi. Ieri sono scesi in piazza i militanti di estrema destra mobilitati dal movimento Se Acabo la Fiesta (La Festa è finita, Salf) e quelli vicini alla piattaforma «Defende Ceuta, Defende Espana». E oggi è atteso il leader di Vox, Santiago Abascal, che per raggiungere l’exclave ha cancellato un viaggio in programma la prossima settimana in Colombia.

E poi c’è la rabbia e la frustrazione dei migranti-nuotatori, che hanno sperato per qualche ora di averla fatta franca, prima di essere rispediti a casa. In centinaia hanno provato a resistere alla durezza della polizia marocchina intenzionata a disperderli, bruciando auto e un autobus e lanciando contro gli agenti pietre e altri oggetti. Poi si sono arresi e si sono avviati sulla strada del ritorno, stanchi, avviliti, furibondi, guardati a vista dagli agenti.

È mentre sono state installate delle barriere galleggianti anti-migranti nel tratto di mare percorso dai 60mila «invasori», va aggiornato il conteggio dei morti dell’Operazione Ceuta: altri 17 cadaveri recuperati ieri in mare portano il totale delle vittime a 84 negli ultimi giorni e a 114 dall’inizio dell’anno. Ma l’Associazione marocchina per i diritti umani parla di 130 morti nelle ultime ore. Croci sulle quali piangeranno le famiglie dei poveri cristi che si sono gettati in un’impresa più grande di loro, ma sulle quali non sembra voler recriminare il governo di Rabat, la cui postura nel corso di questa crisi finita sui giornali di tutta Europa è stata a dir poco ambigua. Il Marocco non sembra avere ostacolato in nessun modo la fuga di massa verso quel fazzoletto di Europa in terra africana, e qualcuno pensa l’abbia addirittura incoraggiata. «Nessuna dichiarazione ufficiale, non una voce dal Marocco per prendere le distanze, per spiegare, per esprimere anche solo commozione e dolore», fa notare in un’intervista all’Ansa Beatriz mesa, una spagnola che vive in Marocco e che è professoressa associata alla Facoltà di Scienze Sociali dell’Università Internazionale di Rabat. Per Mesa quella appena vissuta da Ceuta non è stata una crisi migratoria «ma piuttosto una crisi politica».

Una chiave di lettura alimentata dal silenzio di Rabat e condivisa da molti analisti, come il politologo spagnolo Guillermo Pulido, esperto in relazioni militari tra Marocco e Spagna. Secondo Pulido la crisi di Ceuta rientra in «una strategia più ampia del Marocco» che «una volta consolidata la questione del Sahara occidentale (il piano marocchino di autonomia di questo vasto territorio che nasconde l’intenzione di una annessione de facto, riconosciuto da Madrid, ndr) ora punta a riaprire i dossier Ceuta e Melilla» per farle tornare al Marocco. E a confermare questa tesi c’è il messaggio inviato da Donald Trump a re Mohamed VI per la Festa del Trono degli scorsi giorni. «Riconosciamo la sovranità del Marocco sul Sahara Occidentale e sosteniamo la seria, credibile e realistica proposta di autonomia del Marocco come unica base per una soluzione». Altro che dossier migranti.

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