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Khamenei, marea umana per la vendetta

Khamenei, marea umana per la vendetta

 Khamenei, marea umana per la vendetta
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Fino a 20 chilometri di percorso lungo le arterie storiche di Teheran. La bara della defunta Guida Suprema Ali Khamenei esibita a bordo di un camion speciale, insieme a quelle degli altri quattro membri della famiglia uccisi dai il 28 febbraio, inizio della guerra di Stati Uniti e Israele all'Iran. Al seguito, un corteo durato oltre dieci ore e composto da qualche milione di persone, più di quante nel 2020 diedero l'ultimo saluto al generale Soleimani, assassinato anche lui dalle bombe a stelle e strisce. Tra la folla oceanica riunita nella capitale iraniana per il terzo giorno di cerimonie funebri appare anche l'ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, che aveva rapporti difficili con Khamenei e non si vedeva da inizio conflitto, quando la sua residenza è stata presa di mira, tanto che si sospettava fosse morto anche lui. Secondo il Nyt, l'ex presidente era stato individuato da Usa e Israele come il possibile traghettatore

della Repubblica islamica verso una cambio di regime ed era finito al centro di un attacco che aveva l'obiettivo di liberarlo, per attuare il piano. La sua presenza non è solamente la prova che l'evento funebre ha una portata storica, che la teocrazia intende sfoggiare la forza della piazza e dell'ideologia islamista, in barba a oltre l'80% degli iraniani contrari alla dittatura. La presenza di Ahmadinejad mostra che le autorità vogliono esibire unità anche laddove non è detto che si sia e sono convinte della tenuta del cessate il fuoco con Washington, almeno in questi sei giorni di lutto che proseguono domani a Qom, dove è già arrivata la salma di Khamenei, poi mercoledì nelle città dello sciismo in Iraq, Najaf e Karbala, dove si recherà anche il presidente Pezeshkian, per chiudersi giovedì a Mashhad con la sepoltura.

Mentre la marea umana sfila, al grido di «vendetta» e «uccidete Trump», «uccidete Bibi», da Washington Donald Trump torna ad avvertire che «o si farà l'accordo con l'Iran o finirò il lavoro». Una data per il secondo round di colloqui tra Washington e Teheran non è ancora stata fissata ma i negoziati dovrebbero ricominciare la prossima settimana. Il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore, Mohammad Ghalibaf, lascia aperto

qualche spiraglio e definisce «difficile ma possibile» l'attuazione del memorandum d'intesa con cui Usa e Iran hanno concordato la tregua, nonostante il «profondo disaccordo» con gli Usa. Ma avverte: «La pace in Libano non potrà durare, a meno che l'Iran non svolga un ruolo di stabilizzatore nella regione». Ghalibaf era in piazza con i vertici del regime, gli alleati Hamas e Hezbollah, e tre dei quattro figli maschi di Khamenei. Il quarto, l'attuale Guida Suprema Mojtaba, che si ritiene ferito il 28 febbraio, non si è ancora visto né pare si vedrà.

Chi usa toni ancora più duri è il capo della magistratura Gholamhossein Ejei, secondo cui «l'appello alla vendetta degli iraniani mira a impedire il ripetersi di tali azioni criminali da parte del nemico», gli Stati Uniti, e la processione manifesterebbe invece «l'empatia tra il popolo e il governo, che rafforzerà il potere dell'Iran».

A essere sconvolti sono gran parte degli iraniani, che giudicano un enorme spreco di risorse la solennità delle cerimonie, condotte mentre la popolazione è allo stremo, strozzata dall'economia e dalla privazione di libertà.

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