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Politica estera

“L’11/9 è sacro, no a Mamdani”. Rivolta dei parenti delle vittime

Petizione contro la partecipazione al 25° anniversario del sindaco musulmano e pro-Pal che ha giurato sul Corano: “Non riconosce l’orrore di quel giorno. Offensiva la sua presenza”

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La Grande Mela invia un messaggio al sindaco Zohran Mamdani. Musulmano, nato in Uganda e figlio dell’alta borghesia di New York, icona progressista, è in carica dal 1° gennaio. E dopo aver giurato sul Corano tra poche settimane toccherà a lui guidare le commemorazioni per il 25° anno dagli attentati dell’11 settembre 2001 che causarono la morte di 2.977 persone, oltre ai 19 terroristi dirottatori di al Qaida. Ma siamo in un passante della storia che ha riportato la paura dell’estremismo islamico per le strade di New York: con due persone accoltellate a Manhattan la scorsa settimana in due episodi distinti, da un uomo che avrebbe urlato «Allah Akbar». Atmosfera guardinga e scontri: a marzo, un uomo ispirato dall’Isis ha lanciato un ordigno contro un corteo anti islam a pochi passi dalla residenza di Mamdani, che ha condannato l’attacco scagliandosi però contro la «vile protesta islamofoba dei suprematisti bianchi».

Nell’altalena concettuale in cui si è finora mosso Mamdani, che i movimenti Maga etichettano come pericolo e bersaglio prediletto nei podcast di area trumpiana anche perché apertamente pro Pal, si è fatta largo una petizione portata avanti da alcuni familiari delle vittime dell’11 settembre, che al sindaco chiedono di farsi da parte da momenti di raccoglimento e interventi istituzionali. «La nostra obiezione si basa sul suo operato pubblico: la sua incapacità di riconoscere in modo significativo l’orrore di quel giorno e il suo impiego, sostegno o associazione con individui che hanno minimizzato l’11 settembre, difeso i terroristi o addirittura suggerito che l’America si meritasse gli attacchi», ha dichiarato al New York Post Giovanni Galante, la cui moglie 29enne, Grace Catherine, era tra le persone uccise a Ground Zero. «L’11 settembre è un giorno sacro per noi», ha spiegato l’agente immobiliare originario di Brooklyn che vive in Florida. «Non si tratta di una questione politica. La presenza di Mamdani sarebbe offensiva e inappropriata, come un ospite indesiderato a una cerimonia molto personale». Galante e gli altri promotori del testo che ha superato le 1.200 adesioni in pochi giorni, sperano di convincere i legislatori locali e gli organizzatori della cerimonia, e il 9/11 Memorial & Museum, a tenere Mamdani lontano dall’ex sito delle Torri Gemelle; lo definiscono un apologeta del terrorismo islamico e dicono che la sua presenza a Ground Zero sarebbe un insulto alla memoria dei morti tra World Trade Center, Pentagono in Virginia e Shanksville in Pennsylvania.

Tra le accuse rivolte dai firmatari a Mamdani, oltre a quelle di essere legato agli ambienti islamici, ci sono i suoi elogi all’imam di Brooklyn, Siraj Wahhaj, controverso profilo che figurava nell’elenco stilato dai procuratori federali di persone non incriminate, ma sospettate di aver cospirato nell’attentato del 1993 al World Trade Center, quando un bus carico di 600 chili di esplosivo fu fatto detonare nel parcheggio sotterraneo di una delle Torri. Ed i rapporti con Hasan Piker, inluencer di sinistra che a più a riprese ha spiegato che «l’America si meritava» l’11 settembre.

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