Il divieto dei social network ai minori di 15 anni - una delle misure su cui il presidente francese Emmanuel Macron aveva puntato nella parte finale del suo mandato - si ferma davanti al Consiglio costituzionale francese. Ieri i giudici hanno censurato la norma, giudicandola una limitazione «sproporzionata» della libertà di espressione e comunicazione dei più giovani. Il Consiglio era stato chiamato a pronunciarsi da alcuni deputati socialisti e di La France Insoumise. Secondo i giudici, il divieto non risponde ai criteri di adeguatezza, necessità e proporzionalità, pur riconoscendo l’«esigenza costituzionale di tutela dell’interesse superiore del minore».
La norma avrebbe dovuto entrare in vigore il 1° settembre e avrebbe escluso gli under 15 non soltanto da TikTok, Snapchat, X e Instagram, ma anche dalle funzioni social di piattaforme come YouTube,
dai servizi di messaggistica come WhatsApp e Messenger e da alcuni videogiochi online. Proprio questa estensione è uno dei punti contestati dal Consiglio, secondo il quale il divieto avrebbe potuto riguardare anche servizi per i quali i rischi alla salute e alla sicurezza dei minori «non sono accertati». Un secondo problema riguarda la privacy. La legge imponeva alle piattaforme di verificare l’età degli utenti al momento dell’iscrizione, senza però stabilire con sufficiente precisione modalità, condizioni e limiti dei controlli.
Macron non intende tuttavia rinunciare al progetto e ha incaricato il premier Sébastien Lecornu di preparare «nel più breve tempo possibile» una nuova formulazione, giuridicamente più solida e compatibile sia con la sentenza sia con il quadro normativo europeo. L’obiettivo dell’Eliseo resta quello di arrivare alla riforma entro la primavera del 2027. Il governo aveva motivato
il provvedimento con i rischi associati all’uso dei social da parte dei giovanissimi, dall’ansia alla depressione, dai disturbi del sonno al cyberbullismo.
La Francia si era mossa sulla scia dell’Australia, primo Paese ad avere vietato alla fine del 2025 i social agli under 16, un modello seguito o preso in considerazione anche da Brasile, Indonesia, Regno Unito e Nuova Zelanda. I primi risultati australiani appaiono però contrastanti e le restrizioni vengono aggirate anche attraverso account intestati a persone più grandi o l’utilizzo delle VPN. Il Consiglio costituzionale non si è invece pronunciato sul divieto dei telefoni cellulari nelle scuole superiori, previsto dalla stessa legge.
