Wafae Atid attirava l’attenzione: giovane, minuta, carina, finta timida, parlava inglese e viveva buttata su un materassino gonfiabile all’ingresso del Centro di Detenzione Temporanea per Immigrati di Ceuta nella speranza di trovare un posto. Giornalisti e tv di mezzo mondo l’hanno intervistata sulla sua pericolosa nuotata (illegale) via mare dal Marocco con l’invasione del 30 luglio. All’inizio ha raccontato la storia lacrimevole della fuga dalla famiglia rigorosamente islamica, che le imponeva il velo e non la faceva studiare, tanto meno viaggiare «verso la libertà». Poi si è scoperto che non era proprio una migrante economica vessata dall’Islam. E non nascondeva una doppia vita ben pubblicizzata sui social. La marocchina di 28 anni aveva già ampiamente viaggiato negli Emirati Arabi, in Turchia e non era riuscita ad ottenere un visto per l’Europa. «Ci vogliono troppi soldi« ha sostenuto con El Pais, il primo quotidiano a cadere nella trappola lacrimevole della disgraziata migrante. Da Facebook e Instragram sono saltati fuori foto a dir poco imbarazzanti di Atid, che apparentemente viveva nel lusso negli Emirati. «Ho iniziato a imparare l’inglese e poi mi sono trasferita a Dubai - racconta al Pais - Ho provato a ottenere un visto studentesco, ma non ci sono riuscita».
Negli Emirati lavora «come receptionist e in altri impieghi» non meglio specificati. In una storia su Instagram posa con dei capi Chanel e in un’altra indossa la maglia della nazionale marocchina durante il campionato arabo. Parla in inglese come un influencer e non certo una migrante bisognosa. Una foto sui social la ritrae con una preziosa collana al collo e capelli patinati con sguardo da modella. Il sospetto è che sia un’«harraga», influncer dell’immigrazione illegale capace di smuovere via social migliaia di giovani nell’invasione dell’exclave spagnola in Africa. E seguire l’ondata per poi presentarsi come una migrante qualunque, ma l’ha tradita l’esposizione mediatica. La ragazza continua a sostenere che non «ha mentito» neanche sul fatto che era povera sostenendo di non essere «neanche ricca». Con il quotidiano El Pais ha aggiustato più volte le versioni accusando i giornalisti di avere manipolato la sua storia, ma le immagini in rete della doppia vita parlano chiaro.
In Italia giornali, tv e siti immigrazionisti si sono bevuti il viaggio della speranza di Atid. In un video servizio ha raccontato con gli occhioni tristi che ha lasciato il Marocco «perché non crede nella religione e la sua famiglia rigidamente musulmana non lo accetta». Poi denuncia dal materassino di Ceuta che «ci sono molto ragazzi che cercano di prenderti per fare cose brutte, per il sesso».
Sei migranti sono state violentate da altri clandestini, ma non Atid, che sembra più un’attrice che una disgraziata marocchina in fuga.
