Altro che «Never forget». Passerà per il più grande, e grave, dirottamento ideologico di tutta la Storia contemporanea. La più violenta cancellazione culturale di questo secolo. Mentre gli Stati Uniti si preparano a ricordare l’11 settembre nel suo venticinquesimo anniversario, uno studio della Association for the study of the Middle Est and Africa getta un’ombra inquietante sul sistema scolastico americano. Secondo il 66 per cento dei professori di studi sul Medio Oriente, gli studenti universitari non sono in gradi di «identificare correttamente le ragioni dietro l’attacco o i suoi responsabili». E questo perché, come riporta un’ampia inchiesta del New York Post, «in assenza di standard obbligatori, gli attivisti di sinistra stanno sviluppando programmi scolastici pieni di distorsioni woke sugli attacchi».
Ad oggi soltanto due Stati, l’Arizona e la Florida, hanno imposto alle scuole di inserire nel piano didattico lezioni sul più violento attacco all’Occidente. Gli altri hanno lasciato il vuoto. E in questo vuoto normativo hanno tramato i liberal non solo per minimizzare la matrice dagli attentati ma anche, e soprattutto, per distorcere la Storia «ritraendo «l’islamofobia come la vera tragedia» e mettendo al centro del dibattito le violenze sui musulmani anziché il terrorismo islamico. È il caso, per esempio, di Teaching Beyond September 11th, un piano di lezioni adottato da diverse scuole degli Stati Uniti. Si tratta, scrive il New York Post, di «una radicale rivisitazione dell’11 settembre che non si riferisce agli estremisti islamici come terroristi» ma come semplici dirottatori. Osama bin Laden, poi, viene presentato come «il cittadino saudita» che «gli Stati Uniti hanno accusato di essere la mente dietro gli attacchi». Quindi, liquidato il 2001 in un solo paragrafo, il corso concentra le lezioni su «estremismo della destra», «islamofobia» e razzismo sui musulmani.
Secondo l’analisi del New York Post, la propaganda woke sull’11 settembre è dilagante. Non è limitata al piano di studi Teaching Beyond September 11th. C’è, per esempio, chi dà da leggere ai propri studenti la Lettera all’America di bin Laden, chi insegna che «l’11 settembre è servito come catalizzatore per portare a una discriminazione più plateale» e chi arriva ad accusare gli Stati Uniti di «islamofobia di Stato». Una campagna di disinformazione che non solo riscrive la Storia ma che plagia le menti di quei giovanissimi che venticinque anni fa non erano ancora nati e che non hanno visto le Torri Gemelle afflosciarsi su loro stesse e inghiottire, nelle fiamme e nel cemento, i corpi di migliaia di innocenti.
L’inchiesta del New York Post si concentra sulla scuola secondaria ma le università non sono certo da meno. A ridosso del venticinquesimo anniversario si moltiplicano, infatti, le analisi che, anziché indagare sulle radici del male islamista, mettono al centro del dibattito accademico il razzismo contro le comunità musulmane e parlano dell’islamofobia come un’industria di voti per la destra conservatrice. Eppure, e qui sta il controsenso di questa lettura, New York ha avuto problemi a eleggere il suo primo sindaco musulmano, Zohran Mamdani, e le recenti primarie democratiche per il Senato in Michigan ha aperto la strada al progressista Abdul El-Sayed, anche lui musulmano come altri politici che stanno riscrivendo il volto del partito. E qui si svela l’altra faccia di una battaglia che l’Occidente rischia di perdere. A venticinque anni da quegli attacchi, mentre la comunità islamica americana si fa più numerosa e più incisiva politicamente, gli Stati Uniti dimenticano. Dimenticano l’11 settembre. Dimenticano le Torri Gemelle. Dimenticano il terrore islamista.
