Da un lato gli Stati Uniti che osservano con attenzione i progressi tecnologici della Cina e temono il sorpasso definitivo del Dragone nel campo dell’hi-tech. Dall’altro Pechino che deve trovare un modo per evitare una nuova guerra dei dazi con gli Usa e smaltire la sovrapproduzione in eccesso che mina la crescita del Paese. In mezzo tanti altri nodi, dalla guerra in Medio Oriente alla pace in Ucraina, forse impossibili da sciogliere con un semplice incontro bilaterale. Donald Trump e Xi Jinping arrivano al loro attesissimo ottavo incontro da posizioni diametralmente opposte e con pretese altrettanto divergenti. Un solo punto in comune: l’obiettivo di evitare, se possibile, pericolose escalation.
Il vantaggio della Cina
L’accoglienza che Trump preparerà per Xi sarà particolarmente significativa. Il leader cinese atterrerà infatti alla base aerea di Andrews, nella sua prima visita di Stato negli Stati Uniti da undici anni, e sarà accolto dal tycoon direttamente sulla pista. A fare da cornice all’arrivo saranno un bombardiere B-2 Spirit e quattro caccia F-22 Raptor, mentre Melania Trump riceverà Peng Liyuan, la first lady cinese, per un incontro privato. Un benvenuto di questo livello non era stata riservato a Trump durante la sua visita a Pechino nel maggio scorso. Ed è un segnale emblematico che rappresenta il vantaggio che la Cina pensa di aver ottenuto nei confronti degli Usa.
Già, perché Pechino crede di essere in qualche modo riuscita a domare l’amministrazione Trump limitando le esportazioni di Terre Rare. La riprova, per il Dragone, è arrivata quando gli Usa potevano rispondere attivando strumenti di ritorsione altrettanto potenti ma non l’hanno fatto. The Donald, alla fine, raggiunse un accordo temporaneo con Xi in quel di Busan. Non solo: il presidente statunitense ha evitato di aumentare i dazi sulla Cina, ha posticipato la vendita di un pacchetto di armi a Taiwan e ha minimizzato il sostegno cinese all’Iran. Tutti segnali che il gigante asiatico interpreta come una dimostrazione della propria capacità di condizionare le mosse di Washington.
E quindi a cosa punta Xi? Più che a un accordo roboante a uno stallo strategico. La Cina si è rafforzata molto, ha ridotto il gap con gli Usa e continuerà ancora ad avvicinarsi al rivale. Il leader cinese intende quindi sfruttare i prossimi anni, nei quali otterrà presumibilmente un altro mandato, per consolidare l’ascesa del proprio Paese e imprimere un’accelerazione decisiva alla competizione con Washington.
La strategia degli Usa
La data sul calendario da segnare con il cerchietto rosso coincide con il 10 novembre: è il giorno che sancisce la scadenza dell’attuale tregua tariffaria tra Usa e Cina. Trump sventolerà la clava dei dazi per chiedere a Xi un più deciso riequilibrio economico.
Quest’ultimo, onde evitare una spiacevole Trade War 2.0, molto probabilmente accetterà di acquistare più prodotti agricoli americani concedendo una vittoria di Pirro al tycoon, come del resto più volte fatto negli ultimi summit. Occhio, inoltre, alle promesse economiche del Dragone: nel 2017 la Cina promise investimenti per 83,7 miliardi di dollari in Virginia Occidentale. Nessuno di questi si è concretizzato.
L’altro grande tema riguarda la tecnologia. Gli Usa temono che la Cina possa lentamente mettere la freccia per il sorpasso e per questo vorrebbero mettere un freno all’avanzata rivale. In che modo? Dialogando con Pechino nei fronti più scottanti. Il segretario del Tesoro Usa, Scott Bessent, e He Lifeng, l’uomo scelto da Xi per gestire il delicato dossier dei dazi, hanno concordato di avviare un dialogo sull’intelligenza artificiale e, possibilmente, di istituire una nuova linea di comunicazione per le crisi relative all’Ia. Non è chiaro cosa ne scaturirà ma è chiara la traiettoria: affrontare insieme la questione.
