Il viaggio a Mosca del capo della Cia John Ratcliffe dello scorso 25 agosto ha evidenziato un’evidente e ineludibile verità ovvero la sostanziale unificazione del conflitto tra Russia e Ucraina e di quello tra Stati Uniti e Iran. Una verità dietro cui emerge la strategia di un Cremlino che scegliendo la strada dell’appoggio opportunistico all’Iran sta di fatto costringendo l’America a una trattativa globale. Trattativa di cui il viaggio a Mosca degli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner è la prima tappa.
Ma per capire la complessità del nuovo negoziato e le sue possibilità di successo bisogna tornare a quel 25 agosto ed esaminare lo scenario che ha spinto il capo della Cia a incontrare il suo omologo russo Serghei Naryshkin. Nelle considerazioni di Ratcliffe la possibilità di mettere in ginocchio l’Iran attraverso un blocco economico capace di mostrare i suoi effetti prima delle elezioni di Midterm del 4 novembre ha come unica condizione la chiusura di quella rotta del Mar Caspio attraverso cui transitano i beni alimentari e le componenti tecnologiche acquistati da Teheran sui mercati russi. I traffici navali intercorsi tra il porto iraniano di Amirabad e quelli russi di Astrakhan e Makhachkala sono da mesi sotto la lente dei satelliti spia. Secondo un documento d’intelligence europeo entrato in possesso della rete Tv Nbc le navi russe attraccate ad Amirabad hanno garantito all’Iran forniture essenziali per la guida dei droni e per la rigenerazione dell’apparato missilistico. Ma lungo quella rotta passano anche grano, farina, mangimi per animali e olio di girasole. Grazie insomma alla particolarità di un mare chiuso tra cinque nazioni (Russia, Iran, Azerbaijan, Kazakhstan e Turkmenistan) e inaccessibile alle navi militari alleate degli Usa, l’Iran può infrangere il blocco economico decretato da Trump.
Sul fronte globale quelle forniture regalano a Mosca due opportunità strategiche. E al tempo stesso due ottime chiavi per la trattativa. La prima è la possibilità di bilanciare gli aiuti militari ed economici di Usa e Ue che garantiscono la sopravvivenza dell’Ucraina. La seconda è contrastare l’assedio economico all’Iran imposto dall’amministrazione Trump rendendo irrilevante la capacità di deterrenza americana. Ma nell’ottica del Cremlino tutto è negoziabile. I rapporti con l’Iran - per quanto trentennali - non sono determinati da motivazioni ideologiche o legami personali, ma da un semplice opportunismo strategico. Se da una parte servono a contrastare l’influenza Usa in Medioriente e in Ucraina, dall’altra sono anche facilmente negoziabili. Soprattutto nel momento in cui le tecnologie militari garantite a Kiev colpiscono al cuore l’economia della Russia e mettono a rischio il consenso dell’opinione pubblica.
In questo contesto la missione di Steve Witkoff e Jared Kushner è trovare la formula capace di accontentare Washington e Mosca dandole al tempo stesso una parvenza diplomaticamente accettabile. Perché se da una parte Donald Trump pretende di affossare l’Iran senza più ostacoli russi, dall’altra Vladimir Putin esige un successo che gli consenta di rivendicare il ritorno di Kiev nella sfera d’influenza di Mosca. Un domino incrociato in cui, al momento non sembra esserci spazio né per Kiev, né per Bruxelles.
