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Politica estera

L’ultima trincea di Merz travolto dalla disfatta: “Choc, ma vado avanti”

Il leader non cerca alibi: “Un risultato che cambia tutto”. Obiettivo 2030: “Garantiremo che il Paese viva in libertà, pace e sicurezza”

German Chancellor and leader of Germany's Christian Democratic Union (CDU) Friedrich Merz attends a press conference after the party's leadership meeting in Berlin on September 7, 2026, one day after regional elections in the eastern federal state of Saxony-Anhalt. (Photo by RALF HIRSCHBERGER / AFP)

Ha la voce da choc post-traumatico Friedrich Merz, il cancelliere tremante e traballante della Germania che si è svegliata ieri bruna come non accadeva da ottantuno anni. Certo, la Sassonia-Anhalt è un piccolo land periferico e un po’ depresso. Ma il segnale, il trionfo dell’Afd che andrà al governo della regione, è uno schiaffo a un governo che sembra aver perso il polso del Paese.

«Siamo tutti profondamente scioccati - ha detto Merz durante la riunione del comitato esecutivo federale della Cdu, il partito centrista che si è fermato al 17,2 per cento - non ci aspettavamo un risultato del genere». Va detto che il cancelliere non cerca attenuanti (ma come potrebbe, del resto?) e non cerca di limitare a un contesto locale la portata del voto di domenica: «Non è cambiato qualcosa solo in Sassonia-Anhalt ma in tutta la Germania e questo risultato avrà ripercussioni anche a livello internazionale».

Riunita a Berlino, la dirigenza della Cdu prova dunque a fare i conti con quella che lo stesso Merz definisce «la sconfitta elettorale più devastante che la Cdu abbia mai subito da anni, persino da decenni». Un risultato che arriva a due settimane da altre due consultazioni locali a Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore e che impone, secondo il cancelliere, un’analisi profonda e anche piuttosto rapida degli errori commessi.

L’autocritica riguarda innanzitutto l’incapacità dei cristiano-democratici di «stabilire un contatto emotivo con la gente». Merz ammette che la sua stessa figura è stata uno dei temi della campagna elettorale e non elude il tema della propria carenza di carisma («nessun cancelliere prima era stato così impopolare come Friedrich Merz», ha sottolineato ieri la co-leader di Afd Alice Weidel) diventato a suo giudizio un ostacolo per la Germania. Ma Merz esclude l’ipotesi di un passo indietro: «Ho molti pensieri ma non sulle elezioni del 2029. Arrendersi per me non è un’opzione».

Il problema, sostiene Merz, non riguarda le politiche adottate, piuttosto il modo di raccontarle. «Non si tratta solo di comprensione razionale, ma anche di empatia ed emozione», ha spiegato, ammettendo di non essere una persona abituata a mostrare pubblicamente i propri sentimenti. Da qui l’appello al partito a cambiare registro: «Ce la possiamo fare solo se parleremo apertamente dei problemi all’interno della dirigenza». Nessun arretramento, invece, sul programma del governo. «Il nostro Paese ha bisogno di riforme sostanziali. Si tratta delle chance dei nostri figli e dei nostri nipoti», ha detto Merz, che indica come obiettivo quello di garantire che nel 2030 la Germania possa ancora «vivere in libertà, pace e sicurezza».

Ma il successo dell’estrema destra apre per il cancelliere una questione ancora più ampia. «Abbiamo una Costituzione forte, disponiamo di tutti gli strumenti per difenderla contro un governo regionale di estrema destra, ma il nostro sistema partitico sta subendo uno sconvolgimento». Un terremoto che, ammette, «scuote il nostro partito nelle fondamenta». Merz ha voluto rassicurare anche gli alleati internazionali: «Sappiamo che per la nostra storia la Germania ha una responsabilità particolare. Manterremo l’ordine politico, e l’ancoraggio in Europa». Anche contro i tentativi esterni di influenzare il voto. «Qualcuno sta gioendo di questo risultato». Pare proprio che siano in tanti.

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