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Politica estera

“Ormai ci sono i macellai halal”. L’eurodeputato Cdu cede all’islam, bufera in Germania

La riflessione dell’esponente della Cdu ha messo i tedeschi davanti alla realtà: gli errori del passato in tema di immigrazione sono irreversibili e il costo sociale e identitario è enorme

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Il dibattito sull’immigrazione clandestina e sull’integrazione fallita sta tenendo banco in Germania in queste ore, soprattutto perché sembra essere stata svelata un’amara realtà, che nessuno finora aveva avuto il coraggio di esporre senza filtri: la Germania sembra ormai rassegnata alle conseguenze dei propri errori storici in tema di immigrazione. Durante l’ultimo appuntamento del talk show di Markus Lanz su ZDF, il deputato europeo della Cdu, Dennis Radtke, ha fatto un discorso che a molti è suonato come una vera e propria resa di fronte alla trasformazione sociale ed etnica del Paese, innescata dalle politiche delle porte aperte.

Radtke, esponente dell’ala sociale del partito, ha smontato le illusioni di chi crede che il contrasto all’immigrazione irregolare possa da solo ripristinare il tessuto sociale e culturale delle città tedesche. Richiamando le discussioni sull’identità urbana sollevate dal cancelliere Friedrich Merz, l’eurodeputato ha ammesso: “Su questo punto ha ragione solo in parte. Anche se espellessimo ogni migrante illegale dalla Germania, in molti punti l’aspetto delle città non cambierà affatto”. Il quadro descritto da Radtke non riguarda solo i grandi centri, ma colpisce il cuore profondo e industriale della nazione. Portando l’esempio concreto del suo quartiere d’origine a Bochum, nel bacino della Ruhr, il politico della Cdu ha evidenziato come la scomparsa dei punti di riferimento tradizionali sia un processo ormai irreversibile: “Wattenscheid non tornerà mai più ad avere l’aspetto degli anni ’70 e ’80. Non ci sarà mai più un cinema a Wattenscheid”. Una trasformazione che passa anche per il commercio di prossimità e il tessuto quotidiano dei quartieri, dove la cultura d’origine viene progressivamente sostituita: “Anche sul fatto che l’ultimo macellaio tedesco a Wattenscheid ha chiuso nella zona pedonale e ora c’è solo un macellaio halal, non cambierà nulla se espellessimo l’ultimo migrante illegale da Wattenscheid”.

D’altronde, basta passeggiare per una qualunque città tedesca per rendersi conto in autonomia: ci sono più venditori di kebab che forni tradizionali, le macellerie halal hanno quasi del tutto sostituito quelle tradizionali con wurstel e salsicce, che resistono ma sono sempre meno. Di fronte a questa presa di atto, il conduttore Markus Lanz ha reagito con visibile sconcerto, accusando il politico di formalizzare la totale rinuncia a governare l’identità del Paese: “È così che vuole fare politica? È questo che vuole dire alla gente? Ciò che descrive è la totale Selbstaufgabe, la resa totale: mi spaventa sentirla parlare così.”

Radtke ha tentato di difendersi rifiutando facili populismi e promesse irrealizzabili, spiegando di non voler illudere gli elettori promettendo che “se espelliamo ogni migrante illegale dalla Germania, allora tutto tornerà ad essere bello come prima”. Pur comprendendo le inquietudini della popolazione, l’esponente democristiano ha riconosciuto il legame diretto tra le scelte del passato e le attuali tensioni politiche, perché “non si può nemmeno negare che le conseguenze del 2015 e del 2016 abbiano a che fare con il fenomeno AfD”. È davvero morta l’idea della Germania che esisteva fino al 2015? Probabilmente sì, per Radtke il fenomeno è irreversibile, anche se non la pensa allo stesso modo il resto del suo partito, che ha preso le distanze dalle parole di Radtke. Ma sembra che il dibattito tedesco sia pronto a fare davvero i conti con la realtà.

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