Donald Trump ha nuovamente dato fuoco alle polveri polemizzando ad alzo zero contro Giorgia Meloni. Ieri sera in un post meme pubblicato sull’account Truth ha invocato un ordire restrittivo per la premier italiana. In questi casi, la domanda che la maggior degli utenti da una sponda all’altra dell’Atlantico continua farsi è perché mai l’ha fatto? Inoltre, c’è anche chi si chiede, perché proprio adesso? Intanto, non bisogna dimenticare che Donald Trump prima ancora di essere un politico è stato e lo è tutt’ora un imprenditore e in quanto tale è avvezzo a ragionare in termini di profitto. Un utile non solo finanziario, ma anche di relazioni e non ultimo di interazioni e di visualizzazioni, in particolare da quando è tornato al 1600 di Pennsylvania Avenue.
A lui non è sfuggito che nelle democrazie digitali un leader che non genera volumi consistenti di interazioni sulle piattaforme viene percepito come debole, azzoppato e inadeguato ai tempi. Se partiamo da questa premessa, che è tutt’altro che assurda, allora possiamo dire che Trump ha un evidente interesse ad attaccare Giorgia Meloni, un interesse impolitico, ma non per questo meno fondamentale. Uno schema non nuovo per il presidente americano, perché già adottato e testato diverse volte in questi diciotto mesi alla Casa Bianca, quando sul punching ball del feed ci sono finiti Macron, Starmer, Papa Leone XIV o altri, solo che questa volta Trump avrà notato qualche significativa differenza.
Innanzitutto, nei numeri totali e nell’ampiezza delle reaction, perché la polemica contro Giorgia, l’amica ribelle da elevare a nemica, è stata decisamente più redditizia, rispetto a quelle precedenti che erano indirizzate invece contro leader non allineati. Attaccare la premier italiana ha portato al presidente Trump una considerevole dote di attenzione digitale, inattesa per certi versi, sia da parte dei media e degli oppositori interni, che hanno commentato le posture assunte dalla leader italiana durante il G7 di Èvian e i primi due post di Potus, ma altrettanto la contrapposizione amico-amica-nemica ha generato un’audience di tutto rispetto anche qui in Europa: sono infatti oltre 9 milioni, su 18 milioni totali, le interazioni raccolte nelle ultime tre settimane dalle parole Trump e Meloni, inserite nello stesso contenuto digitale.
Insomma, Donald Trump, interazioni e visualizzazioni alla mano, ha visto che in questa fase per lanciare efficacemente messaggi ai leader europei è opportuno puntare l’indice contro Giorgia Meloni. La polarizzazione di giugno è stata profonda e ha contribuito a rafforzare il ruolo di Trump nella costruzione della narrazione aurea della leadership americana.
Poi, c’è la seconda questione: perché proprio adesso? Probabilmente, perché dopo il ricevimento a Villa Taverna, al quale ha partecipato il gotha del governo italiano, più di uno aveva ipotizzato una ricucitura della crisi personal-diplomatica tra i due leader, invece proprio per tener vivo e sveglio l’hype alla vigilia del vertice Nato che parte domani in Turchia, Trump ha scelto di puntare sul pattern interrupt, strategia comunicativa che consiste appunto nel cambiare gli schemi abituali di pensiero e di comportamento, pur di calamitare tutta l’attenzione digitale possibile sulla sua persona.